mercoledì 19 settembre 2012

Una paziente denuncia gli abusi:"L'infermiere voleva violentarmi"

La presunta violenza sessuale si sarebbe consumata nel reparto di psichiatria che si trova all'ospedale Cervello, ma è gestito dal personale dell'Asp 6, la cui direzione risponde: "Le testimonianze smentirebbero quanto denunciato. Abbiamo avviato un'indagine interna".

"Un infermiere mi ha palpeggiato mentre ero nella doccia. Mi stavo lavando perché avevo avuto un conato di vomito e lui mi ha toccata in tutto il corpo". A raccontare il presunto abuso sessuale agli agenti della squadra mobile è stata una paziente ricoverata al reparto di Psichiatria dell'ospedale Cervello, gestito dal personale dell'Asp 6. A denunciare l'episodio alla polizia, la sorella della donna che si trova in cura presso il nosocomio palermitano perché tossicodipendente. "Dopo i palpeggiamenti - ha raccontato la donna - lui si è abbassato i pantaloni. Voleva violentarmi, ma sono riuscita a svincolarmi".

Una vicenda triste e squallida quella che viene descritta dalle parole della paziente. Una storia al momento al vaglio della polizia e analizzata, in ogni suo aspetto, dalla direzione aziendale Asp 6, che ha già ascoltato sia tutti coloro che sabato notte erano di turno nel reparto - con la speranza di ottenere testimonianze attendibili - sia l'infermiere contro il quale punta il dito la donna. E, nel dettaglio, viene precisato che: "La direzione aziendale, sulla base dei dati forniti dal direttore della struttura, comunica che immediatamente dopo la denuncia, è stata avviata un’indagine interna finalizzata a verificare i presunti fatti. Il responsabile dell’unità operativa ha ascoltato gli operatori presenti nel reparto. Le dichiarazioni, rese a verbale dal personale in servizio, convergerebbero verso l’assenza di responsabilità a carico di qualcuno di essi". Intanto sono partite le indagini della polizia: "E' una questione delicata - precisano dalla squadra mobile - in cui devono essere presi in considerazione diversi aspetti. Staimo ascoltando tutte le persone coinvolte".
 
fONTE PALERMOTODAY.IT
 

 

Lavorare piu' di otto ore aumenta rischio infarti!!

Fare gli straordinari a lavoro non solo spesso non comporta vantaggi economici, ma rischia anche di essere un problema molto serio per la salute. Lo rivela una ricerca finlandese, secondo cui lavorare piu' di otto ore al giorno aumenta il rischio di avere attacchi cardiaci o ictus fino all'80 per cento.

Secondo lo studio del Finnish Institute of Occupational Health, che ha analizzato 12 ricerche riguardanti 22 mila persone da tutto il mondo a partire dal 1958, i soggetti che lavorano piu' delle tradizionali otto ore al giorno hanno sviluppato una maggiore probabilita' di avere attacchi cardiaci con una percentuale dal 40 all'80 per cento. Secondo la dottoressa Marianna Virtanen, tra gli autori della ricerca, gli effetti potrebbero essere collegati a una prolungata esposizione allo stress, oltre che alle cattive abitudini alimentari e alla mancanza di esercizio fisico dovuta alla mancanza di tempo libero.

Lo stesso team nel 2009 aveva scoperto che lavorare molte ore aumenta il rischio di demenza senile in eta' avanzata: dai risultati emergeva che chi aveva lavorato in media 55 ore alla settimana aveva un cervello piu' povero di funzioni rispetto a chi era arrivato al massimo a 40.

''Ci sono diversi possibili meccanismi ha detto la dottoressa Virtanen che possono essere alla base dell'associazione tra le molte ore di lavoro e le malattie cardiache. Oltre all'esposizione prolungata allo stress psicologico, c'e' il possibile aumento dei livelli di cortisolo, noto anche come ormone dello stress, le cattive abitudini alimentari e l'assenza di esercizio fisico''.

(ANSA).

Diabete. Pubblicate le raccomandazioni per garantire la sicurezza delle iniezioni

18 SET - Iniezioni di insulina e punture per controllare il glucosio in pazienti diabetici, quando effettuate in ospedale o in clinica presentano un rischio, talvolta sottovalutato: l’esposizione del personale medico al sangue può sempre essere pericolosa, perché può far entrare gli operatori in contatto con patogeni che si trovano nel sangue, tra cui anche Epatite e Hiv. Ecco perché le ultime indicazioni per la pratica iniettiva per il diabete, pubblicate da WISE (Workshop on Injection Safety in Endocrinology) su Diabetes and Metabolism, contengono raccomandazioni particolari, proprio per assicurare la sicurezza dei pazienti, degli operatori professionali e di tutte le persone potenzialmente a contatto con taglienti utilizzati nel trattamento del diabete.

Le indicazioni nascono a seguito della recente diffusione di una nuova Direttiva Europea che sancisce che ovunque vi sia un rischio di puntura accidentale, il paziente e tutti i lavoratori devono essere protetti con adeguate misure di sicurezza, incluso l’uso di dispositivi medici dotati di meccanismi di sicurezza. Questa direttiva sulla prevenzione delle ferite accidentali deve essere recepita e trasformata in legge nazionale in tutti gli stati membri europei entro l’ 11 maggio 2013. “L’attività quotidiana dei lavoratori in ambito ospedaliero (operatori sanitari e addetti) li pone a rischio di serie infezioni con più di 30 agenti patogeni potenzialmente pericolosi, inclusi l’epatite B, l’epatite C e l’HIV, a causa di ferite con aghi e taglienti contaminati”, ha commentato Kenneth Strauss, Global Medical Director di BD, Director of Safety in Medicine presso l’European Medical Association e membro del WISE Consensus Group. “ Si stima che più di un milione di ferite da taglienti avvenga ogni anno nell’Unione Europea, ma la maggior parte di tali ferite sono prevenibili con un’adeguata formazione, procedure operative più sicure e l’utilizzo di dispositivi medici dotati di meccanismi di sicurezza”.

Le raccomandazioni WISE rappresentano un piano per l’implementazione della Direttiva Europea nell’ambito della cura del diabete e includono una scala che rappresenta la forza delle raccomandazioni. Gli argomenti principali trattati sono: i rischi ai quali gli operatori sanitari che lavorano in ambito diabetologico sono esposti; l’imminente legislazione Europea; le ferite derivanti dai vari dispositivi; le implicazioni delle tecniche iniettive; l’educazione e la formazione per creare cultura della sicurezza; i costi – benefici dei dispositivi di sicurezza; la conoscenza e la responsabilità di uno smaltimento sicuro dei taglienti.

Queste indicazioni nascono dai risultati di un’ampia indagine sulle punture accidentali che ha coinvolto 634 infermieri da 13 Paesi dell’Europa Occidentale e dalla Russia, e dal risultato del Workshop sulla Sicurezza Inettiva in Endocrinologia, Workshop on Injection Safety in Endocrinology (WISE) dell’Ottobre 2011, che ha raccolto un gruppo di 58 leaders che operano nel campo della sicurezza diabetologica provenienti da 13 paesi. Il lavoro è basato sulla revisione e analisi paritaria di tutti gli studi e pubblicazioni che trattano l’argomento della sicurezza nell’ambito del diabete.

fonte:qs.it

mercoledì 7 marzo 2012

Villa Borea, a Sanremo:abusi su anziani disabili

Chissà perchè ,queste strutture ,hanno spesso nomi che evocano

luoghi semplici,sereni..."VILLA LUCA"..a La Spezia..

"BOREA".. a Sanremo..e chissà quante altre..

Sanremo

 Anziani picchiati e insultati, legati ai letti e abbandonati in  condizioni igieniche indecenti
  I responsabili, 3 infermierie 4 operatori socio-assistenziali con la complicità della «assoluta inerzia» della presidente della fondazione Rosalba Nasi,moglie del senatore del Pdl Gabriele Boscetto,

sono stati arrestati questa mattina dalle fiamme gialle che per tre mesi

hanno documentato con immagini e filmati gli abusi nei confronti

degli ospiti della casa di riposo «lager».,specialmente nei confronti di

disabili psichici,più difficili da assistere.

Le indagini, partite nel giugno 2011, sono documentate da ore

di intercettazioni ambientali e filmati degli abusi..
***

Sicuramente avrete visto ,alcuni spezzoni delle registrazioni,

lo confesso sono rimasta scioccata:,solo tanta commozione e voglia

di piangere,per il resto spero che ci pensi la giustizia..

Siamo circondati da mostri,col cuore di pietra..

Gli auguro una vecchiaia in balia di bestie,come quelle che hanno assunto,

specialmente alla PRESIDENTE..della struttura,moglie di un senatore..

Sicuramente pensava che non servisse"controllare"...

Un capitano ,controlla sempre la sua nave,in ogni campo!!!



VERGOGNA!!!


Fonte:infinito bolg



giovedì 12 gennaio 2012

Il ticket “salato” del nuovo anno

05/01/2012 - Nel 2012 i non esenti pagheranno in media 140 euro a testa di compartecipazione alla spesa per farmaci, analisi, visite e pronto soccorso: le stime di "Quotidiano Sanità".
Nel 2012 l’importo complessivo dei ticket per le prestazioni erogate dal Servizio sanitario nazionale potrebbe raggiungere i 4,5 miliardi, una cifra che si traduce in una spesa annua media di circa 140 euro a testa per i 32,4 milioni di italiani non esenti (il 54% della popolazione). Questa, almeno, è la stima elaborata in un dossier da Quotidiano Sanità su dati Istat, Agenas, ministero della Salute e Regioni.
Ai circa 4 miliardi versati nel 2011 per farmaci, visite mediche, analisi e pronto soccorso, si aggiungeranno infatti gli introiti a regime del “super ticket” di 10 euro sulla specialistica (834 milioni), che nel 2011 è stato invece applicato solo a partire da agosto e non in tutte le Regioni, per un importo stimato in 381,5 milioni.
Nel 2012, quindi, il calcolo è che gli italiani spenderanno 1,332 miliardi di ticket sui farmaci (spesa 2011 più tasso inflazione) e 3,214 miliardi su specialistica e pronto soccorso (spesa 2011, più totale incassi del “super ticket”), per un totale di 4,546 miliardi di euro. Cosicché, quest’anno i ticket su analisi, visite e pronto soccorso costeranno ai non esenti 99 euro a testa (14 euro in più rispetto al 2011), mentre quelli sui farmaci dovrebbero restare più o meno inalterati rispetto all’anno passato (salvo l’inflazione), con un costo medio procapite di circa 41 euro.
Governo e Regioni, comunque, si stanno confrontando per valutare come rimodulare ticket ed esenzioni in vista dei prossimi aumenti stabiliti dalla manovra di luglio 2010 che prevede un aumento dei ticket pari a 2,1 miliardi, che nel 2014 porterebbe la spesa complessiva per la compartecipazione a oltre 6,6 miliardi di euro, al netto dell’inflazione, con un costo medio procapite per i non esenti attuali di 206 euro l’anno.
 
 
fonte: ipasvi.it

Sanità: Puglia pronta a 400 nuove assunzioni

Quattrocento tra medici, infermieri e dirigenti amministrativi pronti ad essere assunti in Puglia. E’ l’impegno della Regione che l’assessore alla Sanità Tommaso Fiore ha anticipato ad Antenna Pomeriggio qualche giorno fa, di fronte alla necessità della Puglia di fronteggiare l’emorragia di personale sanitario che dalle corsie è pronto per andare in pensione.
Sono 1777 le unità che hanno raggiunto i limiti d’età lavorativa e già si fanno i conti su quanto si risparmierà con la loro uscita da mondo del lavoro. E si punta ad utilizzare questi risparmi per dare il via libera ai nuovi ingressi. La Regione, però, aspetta il lasciapassare dal Governo per una deroga alla norma che blocca il turn over del personale sanitario.
Subito dopo il disco verde romano le Aziende sanitarie potranno bandire i concorsi per i singoli profili professionali. Bisogna fare presto prima che le corsie si svuotino e prima che negli ospedali divenga problematico garantire i livelli essenziali di assistenza.

domenica 8 gennaio 2012

Novanta milligrammi di molecola invece di nove

Primi risultati dell'indagine interna al Policlinico di Palermo sul decesso della donna il 29 dicembre
Il senatore Pd Marino: «Presto inchiesta al Senato»

PALERMO - La donna morta lo scorso 29 dicembre, tre settimane dopo la quarta seduta di chemio al Policlinico di Palermo, sarebbe stata vittima di un clamoroso errore: i medici le avrebbero somministrato 90 milligrammi - invece che 9 come prescritto dai protocolli - di una molecola chemioterapica, la vinblastina.
Sarebbero questi i primi risultati, secondo quanto riporta l'Ansa in base ad un articolo di Repubblica-Palermo, di un'indagine interna condotta al Policlinico sulla morte di Valeria Lembo, 34 anni, sposata e madre di un figlio di 7 mesi.
Sulla vicenda ci sono 5 medici indagati. L'infermiera che ha somministrato la dose, ben 15 fiale - ne sarebbe servita 1 e mezza -, si è insospettita e avrebbe chiamato la dottoressa che aveva effettuato la prescrizione, ma il medico, che la mattina del 7 dicembre aveva visitato la paziente - affetta da morbo di Hodgkin - insieme a uno specializzando, le avrebbe detto di andare avanti. Secondo i vertici aziendali non si sarebbe trattato di un errore di calcolo ma di un errore materiale: uno zero in più digitato per sbaglio. Intanto, il direttore sanitario Claudio Scaglione, conferma che «si è certamente trattato di un sovradosaggio, ma non mi esprimo sulle quantità. L'errore nella somministrazione - dice - potrebbe essere una concausa e non la causa diretta della morte».
La Commissione d'inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Ssn del Senato avvierà presto un'inchiesta sul tragico errore che a Palermo ha causato il decesso della giovane donna. Lo ha annunciato, in nota, il presidente della commissione, il senatore del Pd Ignazio Marino, preannunciando che «il nucleo dei Nas afferente alla Commissione avvierà un'istruttoria per raccogliere ogni elemento di informazione utile a ricostruire l'accaduto». «Siamo di fronte - osserva Marino - ad un errore tragico ed inaccettabile. Che con tutta probabilità non si sarebbe verificato se l'ospedale avesse informatizzato la preparazione e la somministrazione dei farmaci. Si tratta di fasi cruciali nella cura del paziente che all'estero vengono gestite attraverso software ad hoc in grado di controllare puntualmente che il dosaggio del farmaco sia adeguato, che la sua somministrazione avvenga nell'orario prescritto e che non ci siano incompatibilità o interferenze con altri farmaci già assunti. Strumenti utilissimi a garantire sicurezza per il paziente, efficacia delle cure e anche risparmi. Sono infatti programmati per segnalare l'esistenza di un farmaco generico equivalente, meno costoso, ogni volta che questo sia disponibile. Purtroppo, le strutture ospedaliere che si sono dotate di questi software in Italia - denuncia il senatore Marino - si contano sulle dita di una mano, mentre si tratterebbe di un investimento veramente necessario. È l'ennesima dimostrazione che il nostro paese, dove tante risorse vengono sprecate per ricoveri inutili, ha ancora molto da fare in termini di razionalizzazione efficiente della spesa sanitaria» conclude.


giovedì 5 gennaio 2012

Cervello-Villa Sofia, venti di guerra

Oberati dal lavoro, gli infermieri dell’Azienda ospedaliera ‘Cervello-Villa Sofia’ passano al contrattacco e dichiarano lo stato di agitazione. Non escudendo, anche, altre eventuali forme di lotta se la situazione di disagio – per il personale infermieristico e, naturalmente, per i pazienti – dovesse continuare.
Il NurSind Palermo, il sindacato degli infermieri – molto più organizzato e molto più battagliero dei sindacati dei medici che operano negli ospedali ‘Cervello’ e ‘Villa Sofia’ (unica Azienda dopo la riforma) – annuncia battaglia, insomma. Ai sindacalisti, per esempio, non è andato giù l’atteggiamento del direttore generale dell’Azienda, Salvatore Di Rosa, che venerdì scorso aveva annunciato la propria presenza a un’assemblea del personale, non mantenendo, però, gli impegni assunti.
“Assente ingiustificato”, lo definiscono i sindacalisti del NurSind in un lungo comunicato dove si fa il punto della situazione. All’incontro di venerdì scorso, si legge nel comunicato del sindacato egli infermieri, erano presenti “per la Direzione Generale l’ufficio per le relazioni sindacali (sig. Frisina e dott.ssa Treppiedi) la dott.ssa Roccamotisi responsabile del servizio infermieristico”.
“Segnaliamo inoltre il blitz – si legge sempre nel comunicato – della dottoressa Faraoni (Dir. Amministrativo), che è intervenuta nella discussione nel momento in cui veniva affrontata la problematica della guardia giurata al Pronto Soccorso Pediatrico, sostenendo che il servizio esiste già”.
E’ noto – anzi, in verità è poco noto perché non è stato pubblicizzato – che, all’ospedale ‘Cervello’, accanto a Pronto soccorso ordinario è stato aperto un Pronto soccorso pediatrico. Dove, a quanto pare, la gestione non è proprio un esempio da imitare. A cominciare dalle guardie. Ci sono? Non ci sono? La dottoressa Faraoni dice che “ci sono”. I sindacalisti del NurSind ribattono che la presenza di una guardia al Pronto soccorso pediatrico è un “miracolo”. Perché?
La risposta a questa domanda si legge sempre nel comunicato: “Il dono dell’ubiquità è stato concesso alla guardia giurata che presta servizio al Pronto Soccorso del ‘Cervello’ che può, contemporaneamente, vigilare su quello pediatrico distante solo tre o quattrocento metri. Peccato che di ciò non se ne è accorto il solito ‘palermitano doc’ che ha aggredito un’infermiera, infastidito dal suo invito ad andare a fumare all’esterno della sala di aspetto”.“Gli Infermieri del Pronto Soccorso del ‘Cervello’ – si legge sempre nel comunicato – rimangono in attesa dell’altro miracolo (dono dell’ubiquità per attuare il triage bifasico). Siamo certi che nostro Signore provvederà al più presto, sicuramente è stato troppo indaffarato a causa delle eccessive richieste coincidenti con le festività natalizie”.
Insomma, sembra dire il sindacato, al ‘Cervello’ si va avanti a ‘sdoppiamenti’ più immaginati che reali: si sdoppiano le guardia giurate, si sdoppiano gli infermieri, ma i servizi per gli utenti peggiorano: e non certo per responsabilità della guardia giurata (che è una sola!) e degli infermieri (che ancora non hanno ricevuto da Nostro Signore Iddio il dono dell’ubiquità).
Commenta ancora il sindacato: “Totale o quasi la chiusura relativamente a tutte le altre richieste avanzate da NurSind Palermo, unica nota positiva la promessa di inviare al Pronto Soccorso Pediatrico un turno di Infermieri in modo che un’unità si possa dedicare esclusivamente al Triage”.
Dopo di che il NurSind tira un po’ le somme: “Riassumiamo sinteticamente – si legge nel comunicato – le richieste avanzate nella nota precedente prevalentemente legate alla carenza di personale:
- sistema incentivante, regolamento e risorse per la gestione delle “assenze improvvise”;
- grave situazione dell’U.O. di Ostetricia il cui carico di lavoro è enormemente aumentato in seguito alla chiusura dei reparti di ostetricia di Villa Sofia e di Partinico;
- Sicurezza per il Pronto Soccorso Pediatrico (ricordiamo che immediatamente dopo la sua inaugurazione c’è stata una aggressione ad una dipendente): necessità di una guardia giurata dedicata”.
Fine? Ma quando mai! “Inoltre – si legge sempre nel comunicato sindacale – l’istituzione del Triage ha aumentato le postazioni Infermieristiche senza un corrispondente aumento del personale;
- al Pronto Soccorso del Cervello non è possibile effettuare il triage bifasico previsto dai nuovi protocolli aziendali perché il personale è insufficiente per organizzare la seconda postazione;
- fabbisogno di personale infermieristico ed OSS non corrispondente alle reali esigenze delle Unità Operative dell’Azienda”.
Abbiamo finalmente finito con le cose che non vanno al ‘Cervello’? Nient’affatto. “I numeri sulla carta – si legge sempre nel comunicato – sono assolutamente diversi dai numeri reali; il numero dei posti letto effettivi è di gran lunga superiore a quello con il quale è stato determinato il rapporto personale/posti letto: di conseguenza i carichi di lavoro superano le capacità di lavoro del personale, esponendo l’utenza ad un più elevato rischio clinico”.“E’ necessaria – prosegue la nota sindacale – la rideterminazione della pianta organica, utilizzando criteri che garantiscano l’adeguato numero di personale infermieristico e OSS”.
Quindi una denuncia: “Violazione delle norme contrattuali per il personale che presta servizio di pronta disponibilità, costretto a espletare un numero di turni di gran lunga superiore a quanto previsto dalle norme contrattuali.
Non essendo state accolte le richieste avanzate, NurSind proclama lo stato di agitazione del personale del Comparto e l’avvio delle procedure di conciliazione. Condanna l’atteggiamento di sufficienza di questa Direzione Aziendale contro la quale attuerà tutte le forme di lotta necessarie per la tutela del personale infermieristico, dedicato all’assistenza e in prima linea”.


fonte:linksicilia.it


SESSO: ECCO PERCHE' I GIOVANI NON USANO IL PRESERVATIVO

AGI) - Londra, 4 gen. - Perche' si rompono, si sfilano, compromettono l'erezione o perche' si mettono nel momento sbagliato. Questi sono i problemi piu' comuni che i giovani confessanno per giustificare il non utilizzo del preservativo.
  Almeno questo e' quanto emerso da una ricerca condotta da Aleksandar Stulhofer dell'Universita' di Zagabria (Croazia), in collaborazione con Valerio Bacak della Pennsylvania, e pubblicata sugli Archives of Sexual Behavior. "Dopo l'astinenza, l'uso del preservativo maschile e' il metodo piu' efficace per proteggersi dalle malattie sessualmente trasmissibili, incluso l'HIV, La maggior parte degli studi che hanno esaminato i fattori di rischio sessuale tra i giovani - hanno detto i ricercatori - si sono concentrati sulla frequenza dell'uso del preservativo. Altri problemi relativi alla modalita' di utilizzo sono invece stati meno studiati.
  Tuttavia, non c'e' alcun motivo per ritenere che l'uso ripetuto si svolga nel modo giusto per prevenire le malattie sessualmente trasmissibili". In effetti, gli uomini e le donne "affrontano molti problemi ed errori associati al preservativo - hanno riferito gli studiosi - come ad esempio metterlo dopo che la penetrazione e' gia' avvenuta o la perdita di erezione al momento dell'applicazione". In questo nuovo studio, condotto tra febbraio e marzo 2010, gli autori hanno selezionato 1.005 uomini e donne di eta' compresa tra i 18 e 25 anni, 679 dei quali ha detto di aver fatto uso dei preservativi nel corso dell'anno precedente. I partecipanti sono stati invitati a compilare questionari diversi realizzati per indagare sulla frequenza d'uso del preservativo, se l'uso e' avvenuto dopo il consumo di alcolici, in quale punto del rapporto, su come si sono sentiti i soggetti con il preservativo e che problemi hanno dovuto affrontare. "In linea con precedenti ricerche - hanno riferito gli scienziati - i nostri dati suggeriscono che vi sono molte differenze tra uomini e donne nel confessare un errore quando si utilizza il preservativo. La differenza di genere e' stata trovata nella prevalenza di rotture del preservativo". Inoltre i dati mostrano "che coloro che avevano bevuto alcol o assunto droghe prima dell'uso hanno dichiarato con maggior frequenza di aver avuto problemi di rotture". In cifre, lo studio ha rivelato che il 18 per cento ha ammesso che il preservativo si e' rotto, il 13 per cento che si e' sfilato in avanti, il 17 per cento ha ammesso di aver perso l'erezione mentre lo applicavano mentre il 34 per cento ne ha fatto uso dopo esser gia' penetrato. "Piu' della meta' dei giovani adulti in questo studio nazionale - hanno riferito gli scienziati - ha detto di aver fatto almeno un errore o di aver avuto un problema con l'uso del preservativo nel corso dell'ultimo anno.
  L'uso corretto e' importante per il bene di tutti. Sono necessarie ulteriori ricerche dettagliate per valutare la frequenza degli errori o dei problemi nell'uso del preservativo" .

Preservativo, tra i giovani in pochi ne fanno un giusto uso

Usate il preservativo e fatelo in modo corretto. Sembra un concetto ovvio, tutti sanno quanto sia importante l’uso del condom per evitare le malattie sessualmente trasmissibili.

Eppure in molti, secondo una ricerca condotta dall’Università di Zagabria, con la collaborazione di Valerio Bacak (Pennsylvania), non utilizzano il preservativo come si dovrebbe andando così incontro a diverse problematiche.

Non garantiscono l’erezione, si rompono oppure si sfilano, questi i principali problemi legati all’uso del preservativo emersi nei questionari cui sono stati sottoposti 1.005 giovani trai 18 e i 25 anni.

Anziché cercare di capire dove sta l’errore e informarsi anche sul corretto uso, i ragazzi preferiscono direttamente farne a meno. In molti, erroneamente, considerano il preservativo semplicemente come un anticoncezionale dimenticando invece la sua importanza nell’evitare la contrazione di malattie.

Alcuni hanno dichiarato di utilizzarlo solo dopo la penetrazione già avvenuta con il solo scopo di evitare una gravidanza. Altri invece lo considerano un vero e proprio ostacolo alla sessualità lamentando la perdita di erezione.

Quanta sufficienza e disinformazione esiste ancora tra i giovani? Forse più la prima che la seconda.

Sempre nella ricerca è emerso infatti che “coloro che avevano bevuto alcol o assunto droghe prima dell'uso hanno dichiarato con maggior frequenza di aver avuto problemi di rotture".

Se conservato in modo corretto il preservativo (sottoposto precedentemente a test dalle case produttrici) non si rompe, bisogna però ovviamente fare attenzione nel maneggiarlo (ad esempio a non graffiarlo con gli anelli).

Prevenire è meglio che curare, se questo concetto fosse ben impresso nelle menti dei giovani i risultati delle ricerche cambierebbero sicuramente.

L'appendice è una riserva di batteri "buoni", un aiuto per l'intestino

Da sempre è stata considerata una parte superflua del nostro intestino e causa unicamente di fastidi, parliamo dell'appendice. Contrariamente a quanto si è pensato finora potrebbe essere invece una scorta di batteri "buoni" utili a sostituire quelli che abitualmente vivono nell'intestino.

A riferirlo è una ricerca Winthrop-University Hospital (USA), i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista specialistica Clinical Gastroenterology and Hepatology.

Secondo i gastroenterologi, chi ha subito l'asportazione dell'appendice è maggiormente a rischio di contrarre un'infezione causata dal batterio denominato Clostridium difficile, appartenente alla famiglia Clostridiaceae.

Lo studio ha preso in esame i dati di 254 pazienti precedentemente colpiti dal batterio in questione, è stato così possibile verificare che quelli a cui è stata asportata l'appendice hanno un rischio quattro volte più elevato di contrarre una nuova infezione.

In sintesi, i pazienti con l'appendice hanno un rischio dell'11%, per quelli senza il rischio è del 48%.

Il Clostridium si fa vivo generalmente quando la flora batterica intestinale subisce dei danni, come quando si assumono dosi massicce di antibiotici.

James Grendell, che ha coordinato lo studio, spiega che "Se l'infezione ritorna, probabilmente la riserva non e' stata ripristinata correttamente, forse proprio perché non è presente l'appendice".
 
 

fonte vitadidonna.org
 

Scoperto il gene associato alla sordità in vecchiaia

Una ricerca americana ha individuato un gene il cui funzionamento appare legato all'insorgenza della sordità in vecchiaia. Si tratta di FGF20, un gene la cui rimozione su modello murino ha determinato la perdita completa dell'udito degli animali.
La ricerca, pubblicata su Plos Biology dagli scienziati della Washington University School of Medicine, apre la via a nuovi tipi di trattamenti che siano in grado di prevenire la perdita dell'udito negli anziani oltre i 60 anni di età. Nel corso delle analisi, i ricercatori hanno scoperto che due terzi delle cellule ciliate esterne, ovvero le cellule dell'orecchio interno che sottendono all'amplificazione dei suoni, erano scomparse, il che aveva prodotto inevitabilmente un danno all'udito.
Il gene in questione è legato alla crescita dei fibroblasti, cellule fondamentali per lo sviluppo del tessuto e la cura delle ferite negli embrioni Al contrario di quelle esterne, le cellule ciliate interne – che servono a trasmettere elettricamente i suoni amplificati al cervello - non accusavano alcun danno. L'autore dello studio Sung-Ho Huh spiega: “è la prima evidenza che mostra come le cellule ciliate interne ed esterne si sviluppino indipendentemente le une dalle altre. Questo è importante perché la maggior parte dei casi di sordità legati alla vecchiaia è dovuta alla perdita di cellule ciliate esterne. Il passo successivo sarà vedere se la sordità dell'uomo è associata a mutazioni dello stesso gene".

Virus epatite C 'manipola' Rna per sopravvivere

(ANSA) - ROMA, 03 GEN - Il virus dell'epatite C, malattia che colpisce circa un milione di persone in Italia e' capace di 'manipolare' singole molecole per sopravvivere nel fegato, dirottandole dalla loro funzione originaria e 'convincendole' a supportare la replicazione del genoma virale. E' il meccanismo osservato da un gruppo di ricercatori delle universita' del Nord Carolina e del Colorado, tra la molecola di microRna miR-122 e il virus dell'epatite. Quest'ultimo, secondo quando e' stato descritto in un articolo apparso online sui Proceedings of the National Academy of Sciences, riesce a 'ipnotizzare' miR-122, inizialmente deputata a regolare l'espressione genica nelle cellule del fegato umano, che viene dirottata ad aiutare il virus dell'epatite a stabilizzarsi e a replicarsi nell'organo. Alla luce di questo fenomeno, i ricercatori hanno sperimentato un farmaco, chiamato antagomer che si lega a miR-122 e lo sequestra nel fegato, destabilizzando il genoma virale e accelerandone la degradazione a livello epatico. I ricercatori affermano che questa sperimentazione ha portato all'individuazione di un nuovo obiettivo farmacologico per il trattamento dell'epatite C.(


Nuovo test sangue dice sesso nascituro

ROMA - Non saranno piu' necessari esami invasivi o lunghe attese oltre i primi tre mesi per conoscere il sesso di un bambino nella pancia della madre. Un gruppo di ricercatori coreani a messo a punto un test, unico nel suo genere, capace di individuare il genere del neonato gia' poche settimane dopo il concepimento, attraverso un semplice prelievo del sangue della madre.

Gli esami disponibili ad oggi per identificare, (non solo), il sesso del nascituro sono l'amniocentesi e l'analisi dei villi coriali, entrambe procedure invasive che non possono essere fatte prime di unidici settimane di gestazione e che comportano un rischio, seppur basso, di aborto spontaneo. A questi test si aggiunge la nota ecografia ma per sperare di vedere di che sesso e' il bambino occorre attendere oltre il primo trimestre. Per i genitori ansiosi, invece, potrebbe essere presto disponibile il test realizzato dai coreani dell'universita' di KwanDong, a Seoul che hanno descritto il meccanismo di funzionamento in un articolo pubblicato sul FASEB Journal. La chiave rivelatrice del sesso e' la combinazione di due enzimi (DYS14/GAPDH) che puo' essere rilevata dal plasma materno, in cui e' presente Dna circolante del feto, come hanno dimostrato i risultati delle analisi dei ricercatori fatte su 203 donne incinta arruolate nello studio e confermati dal sesso alla nascita dei loro bambini



fonte ansa

domenica 25 dicembre 2011

Protesi seno; decine di migliaia le telefonate ai chirurghi in Italia

ROMA - Sono ''decine di migliaia'' le telefonate giunte ai chirurghi in tutta Italia, negli ultimi due giorni, da parte di donne che hanno un impianto di protesi
mammaria, dopo l'allarme per la pericolosita' delle protesi francesi 'Pip'. Lo afferma Giulio Basoccu, primario di Chirurgia plastica all'Istituto neurotraumatologico italiano (Ini) e membro della Societa' italiana di chirurgia plastica ed estetica (Aicpe).
''Dai contatti registrati in questi giorni dai chirurghi dell'Aicpe su tutto il territorio nazionale - ha sottolineato Basoccu - possiamo dire che una prima stima indica in decine di migliaia le donne che hanno telefonato o contattato i chirurghi presso i quali hanno effettuato un impianto di protesi''. Le donne, afferma l'esperto, ''sono preoccupate e chiedono informazioni sul da farsi; molte non conoscono che tipo di protesie' stata loro impiantata''. Ad ogni modo, Basoccu ribadisce l'invito ad evitare gli allarmismi: ''Non c'e' - rileva - alcuna prova scientifica del nesso tra
protesiPip e insorgenza del cancro al seno''.

Mentre la Gran Bretagna ha sfidato la raccomandazione formale della Francia alle donne di oltre Manica di farsi rimuovere per eccesso di cautela le protesi difettose al silicone che potrebbero provocare il cancro. ''Rispettiamo la decisione francese ma le donne con gli impianti Pip non si devono preoccupare. Non ci sono prove di un legame con il cancro o di un maggio rischio di rottura'', ha detto Sally Davies, il British Chief Medical Officer, l'equivalente nel Regno Unito del Direttore della Sanita'. La Poly Implant Prothèse (PIP), una defunta societa' francese, aveva usato silicone usato per materassi al posto di quello autorizzato dalle autorita' sanitarie per le protesi al seno. Circa 30 mila donne in Francia e oltre 40 mila in Gran Bretagna se le sono fatte impiantare: costavano solo 150 euro, molto meno di quelle 'normali'. La Davies ha messo in guardia con i rischi intrinseci all'intervento di rimozione: ''La protesi potrebbe rompersi durante l'operazione che comunque pone di per se stessa pericoli. Non raccomandiamo che venga fatta di routine''
 
 

Feste: le 10 regole per non ingrassare!!!!

ROMA, 24 Dicembre – Manca davvero poco al Natale e oltre ai regali e all’atmosfera serena e rigenerante c’è anche tanta voglia di mangiare! Inutile nasconderlo, chi non ha mai detto: “Dopo le feste dieta ferrea!”.
Dolci e prelibatezze servite sui tavoli degli italiani da Natale all’Epifania, che nessuno vuole fare a meno. L’ Inran, l’istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione, entra in campo e ci dà qualche dritta per non ritrovarci con esagerati chili di troppo, poi difficili da smaltire. Dieci
1. Rispettare la cadenza dei pasti: vale la regola della colazione, pranzo e cena nelle feste. Evitare i fuori pasto;
2. Mangiare tutto in piccole quantità: va bene assaggiare un po’ di tutto ma sono banditi i bis;
3. Frutta o verdura prima dei “cibi-bomba”: le fibre e l’acqua che contengono, saziano prima e con poche calorie;
4. Piatti piccoli e decorati: usare piatti dal diametro piccolo e aggiungere decorazioni, per ridurre lo spazio destinato al cibo. Un inganno visivo che porta a ridurre le quantità di alimenti;
5. No a besciamella e condimenti pesanti: anche rispettando la tradizione si può prediligere il pesce e le verdure;
6. Risparmiare sulle calorie in più: evitare il pane come accompagnamento o le creme per guarnire i panettoni;
7. Distribuire gli alimenti nella giornata: non arricchire un pasto con un dolce se si farà una merenda con un altro dolce;
8. Day after, banditi gli avanzi: il giorno dopo un pranzo o una cena abbondanti, non smaltire gli avanzi, tenersi leggeri con frutta, verdura e pochi grassi;
9. Compensare con attività fisica: a fronte delle maggiori calorie assunte, compensare con l’attività fisica, considerando che occorrono 90 minuti di camminata o mezz’ora di bicicletta per bruciare le calorie di una fetta di panettone;
10. Pronto il piano B dopo-feste: a gennaio fare un piano di buoni propositi scegliendo un’attività fisica ad alto dispendio di energia, dal nuoto al ballo.


Emanuele Verdone
DAL NETWORK

Le 10 scoperte dell'anno secondo Science

In cima alla classifica la prevenzione dell'Aids

La terapia anti-Aids che, se iniziata precocemente, diventa una forma di prevenzione, e la polvere di asteroide riportata a Terra dalla sonda giapponese Hayabusa: sono queste, secondo la rivista Science, le ricerche piu' importanti del 2011.

Lo studio sulla prevenzione dell'Aids risulta il piu' importante nella top ten scientifica proposta dalla rivista. Per Science, gli studi clinici realizzati da un gruppo di ricerca internazionale, coordinato dall'universita' statunitense del North Carolina, hanno permesso di compiere un passo in avanti senza precedenti nella lotta contro il virus Hiv. Hanno infatti dimostrato che cominciare precocemente la terapia a base di farmaci antiretrovirali aiuta a prevenire la diffusione del virus nel 96% dei casi. Il risultato chiude definitivamente il lungo dibattito sui benefici di iniziare precocemente la terapia ed ha finalmente chiarito che questo approccio ha il doppio beneficio di combattere il virus e di limitarne sensibilmente la trasmissione.

Ecco gli altri risultati scientifici nella top ten di Science:
- LA MISSIONE SPAZIALE GIAPPONESE HAYABUSA: la sonda ha raccolto e riportato a Terra un campione di polvere di un vero e proprio fossile del Sistema Solare come un asteroide. L'analisi dei grani ha confermato che gran parte delle meteoriti ritrovate sulla Terra provengono da un unico asteroide ridotto in frammenti.
- LE ORIGINI DELL'UOMO: lo studio genetico comparativo su ominidi e uomo moderno sta aiutando a svelare le nostre origini.
- IL MOTORE DELLA FOTOSINTESI: la struttura delle molecole implicate nella fotosintesi, ricostruita in Giappone, potrebbe aprire la strada a nuove forme di energia pulita.
- IDROGENO PRIMORDIALE: le sue tracce ai confini dell'universo sono state scoperte dal telescopio Keck nelle Hawaii.
- LA MAPPA DEI BATTERI: numerose ricerche stanno contribuendo a tracciare il ''microbioma'', ossia la mappa genetica dei numerosi batteri che popolano e aiutano il nostro apparato digerente e che potrebbe avere un ruolo chiave per capire i disturbi legati alla nutrizione.
- VACCINO ANTIMALARIA: sono incoraggianti i risultati preliminari dei test clinici per arrivare alla realizzazione di un vaccino contro la malaria, finora condotti su oltre 15.000 bambini di sette Paesi africani.
- STRANI SISTEMI SOLARI: il telescopio spaziale Kepler della Nasa ha scoperto i primi sistemi planetari e alcuni pianeti simili alla Terra.
- MINERALI TUTTOFARE: sono sempre piu' numerose le possibili applicazioni degli zeoliti, minerali porosi utilizzabili per purificare l'acqua o trasformare il petrolio in benzina.
- FERMARE L'INVECCHIAMENTO: alcuni studi sui gatti stanno dimostrando che eliminare dall'organismo le cellule 'vecchie' puo' arrestare i processi di invecchiamento



lunedì 28 novembre 2011

Sette anziani tra le vittime dell'infermiere killer

Secondo il gip di Tvoli Angelo Scazzi, in carcere per l'omicidio di una collega, avrebbe ucciso alcuni ospiti di una casa di cura con massicce dosi di insulina

"Grave ipoglicemia determinata dalla somministrazione di farmaci". È questo il filo conduttore che ha guidato gli investigatori dell'Unità delitti insoluti della Squadra Mobile di Roma, diretti da Vittorio Rizzi, a chiudere il cerchio investigativo intorno ad Angelo Stazzi. Per lui il gip del Tribunale di Tivoli, Alfredo Bonagura, ha emesso una ordinanza di custodia cautelare in carcere ritenendolo responsabile della morte di almeno sette anziani ricoverati in una casa di cura all'epoca dei fatti.

INSULINA INVISIBILE ALL'AUTOPSIA Puntava al delitto perfetto Angelo Stazzi, "l'angelo della morte". A quanto accertato dagli investigatori della sezione cold case della Squadra mobile, il 66enne iniettava dosi enormi di insulina a pazienti non diabetici che erano per loro fatali. L'infermiere sapeva che il tasso di glicemia nel sangue non era riscontrabile dopo la morte e quindi non poteva essere accertato neanche con l'autopsia. Ad insospettire gli investigatori, che nel 2009 indagavano sulla scomparsa dell'infermiera del Gemelli Maria Teresa Dell'Unto, sette morti per ipoglicemia in 10 mesi all'interno della clinica dove Stazzi lavorava all'epoca. A incastrarlo, però, il ricovero in ospedale di una delle sue vittime, ricoverata in ospedale dopo essere sopravvissuta a una dose di insulina. Dagli esami è emerso che le aveva somministrato una dose di insulina 50 volte superiore al limite riscontrabile. A quanto accertato, inoltre, l'uomo dava agli anziani, tutti tra i 70 e i 90 anni, psicofarmaci per farli cadere in uno stato di torpore.

IL KIT IN CASA Per gli investigatori non c'è un movente che abbia spinto Stazzi a uccidere, ma si tratta di un killer seriale. L'uomo aveva un rapporto morboso con le vittime, al punto da telefonare più volte in ospedale, se erano ricoverati, presentandosi come medico del Gemelli e chiedendo notizie sulle condizioni. L'infermiere era così ossessionato da esporre in una vetrina della sua abitazione di Montelibretti un kit insulina. L'uomo, quando si era accorto nel 2009, che la dirigenza della struttura si stava iniziando a insospettire si é licenziato dicendo che doveva badare ai nipotini. Il 66enne, invece, si era rivolto a un'altra casa di cura "Villa Gregna" dove però ha destato subito sospetti. Lì, infatti, è stato scoperto per aver subito effettuato ordini di insulina alla farmacia della struttura e bloccato da un'infermiera mentre stava per somministrare una dose fatale di insulina a una paziente.

UCCISO ANCHE UN CAGNOLINO Nella sua "furia omicida" ha ucciso anche il cagnolino di una delle pazienti di Villa Alex con una siringa piccola di insulina. A raccontarlo lo stesso Stazzi in una telefonata alla sua compagna. "Gli ho fatto una siringa piccola perché la grande uccide una persona", le avrebbe raccontato dicendo che l'animale "dava fastidio". In un'altra conversazione si vantava di essere "un medico mancato" e ordinava alla donna, che lavorava come badande, di cambiare farmaci e somministrare all'anziana psicofarmaci




Fonte:iltempo.it

venerdì 25 novembre 2011

NON è UN'INFERMIERA!!!


INFERMIERI INLINEA è concorde con la Federazione Ipasvi che denuncia l'ennesimo caso di cattiva informazione ai danni della professione infermieristica. L'assenteista del Sant'Orsola Malpighi è un'ausiliaria!
L’assenteista indagata per truffa aggravata ai danni di enti pubblici e falso ideologico è un’ausiliaria dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant'Orsola Malpighi di Bologna. Ha guadagnato gli onori della cronaca perché ha lavorato solo sei giorni negli ultimi nove anni.
E’ stata a casa per lunghi periodi in malattia e in maternità, solo che, a quanto risulta, la donna non ha mai avuto quei figli, anche se ha esibito le relative certificazioni (che sembra siano false).
Il problema, di deprecabile malasanità, purtroppo ha coinvolto di riflesso la professione infermieristica perché alcune testate e alcuni servizi televisivi (in realtà una minoranza) hanno qualificato l’operatrice come “Infermiera” o come “Infermiera ausiliaria”, dimostrando una grave ignoranza del mondo sanitario e delle figure che vi operano.
Una tale confusione non solo fornisce un’informazione scorretta ai lettori, ma danneggia anche fortemente l’immagine degli infermieri italiani, che svolgono con abnegazione e serietà il proprio lavoro.
Un lavoro che oggi richiede un impegno particolarmente gravoso,  date le condizioni critiche in cui versa il nostro sistema sanitario.
La Federazione, in accordo con il Collegio di Bologna, sta valutando le azioni da intraprendere a tutela della professione.



sabato 19 novembre 2011

I super batteri minacciano l’Europa

BRUXELLES - Ci si preoccupa tanto dei virus esotici che si affacciano di tanto in tanto all’orizzonte e di quelli influenzali che potrebbero dare origine a pandemie ben più gravi di quella da H1N1, ma in Europa ci sono già infezioni che fanno 25.000 morti l’anno e contro cui perfino la medicina moderna, con tutta la sua tecnologia e il suo armamentario farmacologico, si scopre impotente: sono le malattie da microrganismi resistenti agli antibiotici, una minaccia che non riguarda più solo i malati ricoverati in ospedale.

I DATI- I dati presentati ieri a Bruxelles, in occasione della Giornata di sensibilizzazione al corretto uso degli antibiotici, da Marc Sprenger, direttore del Centro europeo di controllo delle malattie (ECDC), sono inquietanti. L’allarme riguarda vari microrganismi ma soprattutto l’aumento in Italia di ceppi di Klebsiella pneumoniae resistenti agli antibiotici. Di per sé il batterio è una causa comune di infezioni respiratorie e delle vie urinarie, ma diventa molto minaccioso quando non risponde ai medicinali. «In Italia sta crescendo in maniera sensibile la percentuale di infezioni da Klebsiella pneumoniae che non si riescono a guarire neppure con i farmaci del gruppo del carbapenem, medicinali da somministrare in vena, in ambiente ospedaliero, che rappresentano un po’ l’ultima spiaggia in questi casi» ha spiegato l’esperto. Fino al 2009 il problema sembrava confinato alla Grecia, dove più della metà delle klebsielle isolate in laboratorio avevano queste caratteristiche; in Italia c’erano solo segnalazioni poco più che sporadiche, inferiori al 5% del totale. Ma in pochi mesi queste resistenze si sono diffuse a macchia d’olio, tanto che, nel 2010, i malati che non reagivano neppure a questa cura così aggressiva erano tra il 10 e il 25%. Il germe può essere trasmesso da un malato all’altro dal personale sanitario, quando questo non rispetta le indispensabili norme igieniche, ma può essere presente, senza dare disturbi, anche al di fuori dell’ospedale.
LE STORIE- È il caso di una signora norvegese, di cui è stata raccontata la storia all’incontro organizzato dalla Commissione europea per presentare il nuovo piano d’azione contro la minaccia rappresentata da queste infezioni. Lill-Karin ebbe un incidente automobilistico durante un viaggio in India, dove fu operata e probabilmente contrasse il pericoloso microrganismo attraverso un catetere contaminato. Al rientro in Norvegia venne controllata, come tutti i pazienti provenienti dall’estero: un sistema che permette ai paesi scandinavi di tenere sotto controllo la situazione. Lo screening permise così di riconoscere prontamente la presenza del germe resistente agli antibiotici, che la donna ospitava senza manifestare i segni dell’infezione, ma che da lei avrebbe potuto trasmettersi ai familiari: la paziente fu subito isolata e sottoposta a una cura che può essere tossica ma che in questo caso fortunato riuscì a estirpare il germe. «Siamo abituati a pensare alle infezioni resistenti agli antibiotici come a casi estremi che possono contrarre solo persone anziane o compromesse dal punto di vista della salute, magari ricoverate in rianimazione» commenta l’esperto di fama internazionale. «Invece anche una giovane donna che va incontro a un parto cesareo può essere esposta a questi rischi, se il personale sanitario non è sufficientemente scrupoloso».
NON SOLO IN OSPEDALE- Come travalicano i confini degli Stati, questi microrganismi non hanno tuttavia difficoltà anche a superare le mura degli ospedali: più cresce la loro diffusione, più aumenta la probabilità che malati, parenti e personale li portino a casa con sé e che il contagio avvenga anche al di fuori di un ambiente sanitario. Come è successo a Paolo, un professore universitario cinquantenne senza particolari problemi di salute, che durante una vacanza all’isola di Ponza sviluppò un’infezione delle vie urinarie, curata, senza ulteriori indagini, con l’antibiotico più usato in questi casi, la ciprofloxacina. L’esame delle urine, eseguito davanti all’evidente inefficacia della cura, svelò però un’infezione da Escherichia coli resistente ai più comuni antibiotici (un diverso ceppo dello stesso batterio che questa estate, contaminando i cibi, ha provocato una cinquantina di vittime, per lo più in Germania). Ci sono voluti due mesi e tre diverse cure antibiotiche per riuscire a curarlo, e nessuno sa come abbia contratto l’infezione, non essendo stato mai ricoverato nel periodo precedente.
LE CAUSE- Ma perché proprio nei Paesi mediterranei, Grecia e Italia in testa, queste infezioni sono così comuni? «La prima spiegazione è da ricercare nel ricorso eccessivo e inappropriato agli antibiotici» risponde Sprenger. «I Paesi dove il problema delle resistenze è più diffuso sono anche quelli in cui questi farmaci si consumano di più, probabilmente a causa di ragioni culturali: l’errata convinzione che questi medicinali servano comunque a curare meglio e prima condizioni come raffreddori e influenza che invece, essendo provocati da virus, non sono suscettibili agli antibiotici». Usarli quando non serve, a dosaggi inadeguati o per periodi di tempo diversi da quelli prescritti dal medico serve solo a selezionare, tra tutti i batteri che ospitiamo nel nostro organismo, quei pochi elementi casualmente mutati per essere resistenti, che così proliferano indisturbati senza dover competere con gli altri, distrutti dai medicinali. Parte della responsabilità tuttavia va anche ai medici che li prescrivono con troppa leggerezza, ai farmacisti che li vendono senza ricetta, ai veterinari e agli agricoltori che li usano in maniera impropria per tenere in salute gli animali o favorirne la crescita, pratica questa proibita in Europa dal 2006. Un ruolo non indifferente, per quanto riguarda le infezioni ospedaliere, possono avere poi le condizioni igieniche scadenti che ancora si trovano in alcune strutture, la superficialità con cui medici e infermieri si attengono alle raccomandazioni igieniche o la scarsità di personale che impone di tagliare anche sul tempo da dedicare a lavarsi ripetutamente le mani. Ma la resistenza può dipendere anche dalla presenza di geni capaci di distruggere o inattivare il farmaco stesso e che hanno la caratteristica di trasmettersi direttamente da un batterio all’altro. La presenza di pochi elementi resistenti è sufficiente quindi ad armare gli altri germi, prima innocui, contro gli antibiotici : è il caso del gene chiamato NDM-1 (“metallo beta lattamasi Nuova Delhi”, dalla città in cui per la prima volta è stato isolato). E siccome i germi non hanno bisogno di passaporto per passare i confini, bisogna trovare un altro modo per individuarli e neutralizzarli.
I CONTROLLI- «L’esperienza della signora norvegese insegna quanto sia importante controllare sempre tutti i pazienti provenienti dall’estero» raccomanda il direttore dell’ECDC. Il pericolo infatti viene da qualunque Paese: non solo dall’India e dal Pakistan, dove queste resistenze sono comuni, ma anche dai paesi più avanzati, come nel caso del polacco rientrato in patria e trovato infetto dopo un ricovero in un grande ospedale di New York. Un aspetto di cui si dovrà tenere anche a mano a mano che si realizzerà l’auspicata libera circolazione dei malati tra i diversi paesi dell’Unione europea. La già attiva collaborazione tra i diversi paesi europei e con gli Stati uniti dovrà quindi estendersi sempre di più. E’ questo uno dei 5 punti fondamentali individuati dalla Commissione europea per fare fronte a questa minaccia, ed è significativo che l’iniziativa sia stata sottoscritta all’unanimità anche da quei Paesi per i quali il pericolo è meno grave che in Italia o in Grecia. Le altre linee di intervento sono ovviamente la promozione, attraverso tutti i mezzi possibili, di un uso appropriato di questi farmaci, e lo sviluppo di nuovi medicinali e strumenti per una diagnosi precoce e rapida, a portata di tutti i laboratori. Senza dimenticare quelle semplici misure igieniche, come lo scrupolo nel lavarsi le mani, soprattutto da parte del personale sanitario, che si sa essere il miglior presidio contro questa minaccia.
I SUCCESSI- «Tra tante brutte notizie infatti» ha concluso il direttore degli ECDC, «ce n’è almeno una incoraggiante: nel 2010, 7 paesi europei hanno registrato un calo nei tassi della più importante causa di infezioni resistenti agli antibiotici che si possono contrarre in ambiente ospedaliero o comunque nel corso di trattamenti sanitari, quella da stafilococco resistente alla meticillina, il cosiddetto MRSA (Meticillin Resistent Staphylococcus aureus)». Tra questi “magnifici sette” c’è la Grecia, ma non l’Italia, dove invece la tendenza è ancora in crescita e dove più di un’infezione grave da stafilococco su 4 è provocata da questi germi resistenti. C’è da sperare che l’iniziativa della Commissione europea, il cui programma andrà attuato nei prossimi 5 anni, possa arginare la diffusione di questi superbatteri, che già oggi, oltre al loro carico in termini di vite umane, costano ogni anno più di un miliardo e mezzo di euro.
Roberta Villa

corriere.it