venerdì 29 luglio 2011

MANGIARE LA CIOCCOLATA?"ATTENUA LA TRISTEZZA"

ROMA - Non è solo una sensazione: cioccolato e cibi grassi attenuano la tristezza. È noto che esiste una stretta relazione tra stato emotivo e cibo, tanto che si preferisce un cioccolatino a una mela se si è stressati e oberati di lavoro. Non a caso alcuni alimenti si sono guadagnati il nomignolo di 'comfort food'. Ma ora un team di ricercatori belgi ha dimostrato l'effetto di questi cibi, 'fotografandò i cambiamenti indotti nel cervello di un gruppo di persone sane (e non obese) in preda alla tristezza. Il gruppo di Lukas Van Oudenhove dell'Università di Lovanio ha scoperto che la somministrazione di una soluzione grassa nello stomaco ha attenuato le risposte delle cellule nervose alle emozioni tristi. Questi dati, spiegano i ricercatori sul 'Journal of Clinical Investigation', hanno chiare implicazioni per una vasta gamma di problemi, tra cui l'obesità, i disturbi alimentari ma anche la depressione. E, come hanno notato Giovanni Cizza e Kristina Rother dell'Istituto Nazionale Diabete e Malattie Digestive dei Nih (National Institutes of Health) di Bethesda in un commento, questi dati mostrano che davvero siamo ciò che mangiamo


SESSO NEL SONNO, PRIMO CASO DOCUMENTATO A TORINO

TORINO - Lo hanno registrato e documentato per la prima volta al mondo. Si tratta di un caso di sleepsex spontaneo. Al Night Hospital al Centro di Medicina del Sonno dell'ospedale Molinette di Torino una donna piemontese di 61 anni si è masturbata per alcuni minuti durante un ricovero, senza poi ricordare nulla. L'episodio viene descritto in uno studio appena pubblicato su 'Sleep Medicine', che ha per oggetto la prima registrazione di un evento parasonnico di tipo sleepsex spontaneo in un soggetto con associato un disturbo del comportamento nel sonno Rem. Nel corso dell'esame è stato registrato un episodio di masturbazione della durata di alcuni minuti, durante il quale era presente un tracciato elettroencefalografico di sonno non-Rem di tipo profondo diffuso, associato ad attività elettrica corticale più rapida localizzata in alcune aree cerebrali. Al momento del risveglio, indotto dal personale, la paziente ricordava nulla. La fortuita registrazione dell'evento, spiegano i ricercatori in una nota, ha consentito da un lato di attribuire con certezza la genesi del disturbo al periodo di sonno non-Rem, dall'altro di confermare la condizione di funzionamento 'dissociatò di alcune aree cerebrali. In pratica, alcune aree sarebbero in condizioni di veglia almeno parziale e altre in sonno profondo durante gli episodi parasonnici, un dato già evidenziato in letteratura. Si tratta di un disturbo che è motivo di profondo disagio, personale e nei confronti del partner, che viene raramente riferito al medico. Insomma, secondo i ricercatori si tratta di un problema sotto diagnosticato e non trattato.

Ma che cos'è lo sleepsex? Colpisce dallo 0,5 al 2% della popolazione, ed è un disturbo caratterizzato dalla messa in atto, durante il sonno, di attività motoria sessualmente orientata: sospiri, movimenti ritmici del bacino, masturbazione fino ad atti sessuali completi. «Quando non secondario ad altri disturbi del sonno, è incluso tra le parasonnie (eventi fisici o esperienze che avvengono durante il sonno) non-Rem (sonno durante il quale non sono presenti i movimenti oculari rapidi), alla stregua del sonnambulismo e degli arousal confusionali, in contrapposizione alle parasonnie Rem (che avvengono durante il sonno con movimenti oculari rapidi), quali ad esempio il disturbo del comportamento in sonno Rem (Rbd)». In soggetti con disturbo parasonnico (10-15% della popolazione con età inferiore ai 15 anni e 2-4% della popolazione adulta) possono essere messi in atto comportamenti che appartengono alla sfera dei tre principali settori, usualmente confinati al periodo della veglia, cioè alimentazione, aggressività e sessualità.

Durante la veglia, insomma, in presenza di coscienza e volontà, questi istinti sono incanalati dalla ragione in un contesto socialmente compatibile, mentre nel corso del sonno sono abitualmente silenti. Sul piano neurofisiologico, nel corso dell'evento parasonnico si osserva un parziale risveglio delle aree cerebrali deputate al controllo motorio, che risultano in quel momento svincolate da quelle di controllo logico-razionale (addormentate), e sarebbero quindi in grado di mettere in atto il contenuto mentale/emozionale appetitivo. Proprio per questo simili eventi sono tipicamente coperti da amnesia. Il paziente non è quindi consapevole dell'accaduto fino a che non viene informato da chi dorme con lui. Ecco che la peculiarità del comportamento può essere fonte non soltanto di profondo disagio emozionale e discordia in ambito familiare, ma può anche comportare conseguenze forensi nel caso di coinvolgimento di persone non consenzienti. Gli eventi parasonnici «sono difficilmente documentabili in corso di registrazione videopolisonnografica in laboratorio, probabilmente in ragione dell'estraneità del setting: ambiente, telecamere, elettrodi di registrazione. Tanto che lo sleepsex è stato precedentemente documentato in laboratorio in una sola occasione (presso il Centro di Medicina del Sonno dell'Università di Toronto - Ontario), ma era stato indotto dalla stimolazione sessuale da parte della partner del paziente, che si è svegliato rapidamente.


Marche: approvata in tempi record legge di riordino del Servizio sanitario

La V Commissione, Sanità Servizi sociali, della Regione Marche ha approvato ieri in tempi record la proposta di legge di riordino del Sistema sanitario regionale, la legge più importante del settore di questa legislatura. “Credo – ha detto il Presidente della Commissione Francesco Comi – che in un momento così difficile, in cui a rischio è la sopravvivenza del sistema pubblico sanitario, la politica e il Consiglio regionale, dovessero dare un segnale chiaro e netto di tempestività e rigore.” La legge, che è stata approvata a maggioranza con i voti contrari dell’opposizione, giungerà martedì, dopo solo una settimana dalla presentazione , in Aula per l’approvazione definitiva. Le modifiche più importanti riguardano una radicale semplificazione dell’apparto burocratico amministrativo dell’ASUR. Le Zone dalle attuali 13 diventano 5 e coincidono con i confini delle cinque Province marchigiane, ad eccezione dei Comuni di Pergola, Cingoli e Apiro, che saranno in Ancona, e Amandala ad Ascoli Piceno. In questo modo dagli attuali tredici Direttori si passerà a soli cinque, individuati dalla Giunta regionale su proposta del Direttore dell’ASUR. La setssa cosa avverrà per il numero della sedi, che gradualmente passeranno a 5 anch’esse. Viene anche ridotto il numero dei Distretti e degli Ambiti che coincideranno territorialmente e passeranno dagli attuali 23 a 13. I Distretti, le cui prerogative aumenteranno, saranno i titolari dell’integrazione socio-sanitaria. Gli Ambiti (la cui disciplina di dettaglio sarà oggetto di apposita e imminente legge) rimarranno i luoghi della programmazione delle politiche sociali. Un’ulteriore significativa semplificazione riguarda i Dipartimenti che avranno dimensione di Area vasta e non più di Zona. Saranno introdotti luoghi di consultazione e confronto con i territori attraverso la Conferenza dei Sindaci di Distretto e la Conferenza Socio Sanitaria di Area Vasta.
“Questa coraggiosa semplificazione – ha detto Comi – non poteva essere ulteriormente attardata. Essa libererà risorse utili da dedicare al personale e alle prestazioni socio sanitarie. Lunedì 25 incontreremo le organizzazioni sindacali che da tempo sollecitavano questa riorganizzazione”. La legge di riordino consentirà ora di approvare, entro settembre, il nuovo Piano Socio Sanitario con una architettura costituzionale semplificata e quindi con più risorse da destinare ai servizi.


“Sos Ticket”: nasce sportello informativo di Cittadinanzattiva

Uno sportello che cercherà di venire incontro ai dubbi dei pazienti in difficoltà: è questo in sintesi “Sos Ticket”, progetto che ha preso il via ieri su iniziativa di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato. Tante le situazioni in cui lo sportello cercherà di fornire delle risposte: difficoltà di accesso alle strutture, richieste diverse di Asl in Asl, incertezze degli operatori, cittadini lasciati da soli di fronte a informazioni frammentarie.
Obiettivo del servizio sarà anche quello di dare vita a un monitoraggio costante sull’applicazione dei ticket nelle regioni, grazie alle segnalazioni dei cittadini e alla verifica degli operatori dei Pit (Progetti integrati di tutela) sul territorio e dei volontari delle sedi del Tribunale per i diritti del malato.
Per contattare lo sportello è sufficiente inviare una email a sosticket@cittadinanzattiva.it o inviare un fax allo 0636718333. Inoltre, sui siti www.cittadinanzattiva.it e www.tribunaledirittimalato.it sono disponibili informazioni dettagliate sulle decisioni prese al livello regionale sulla introduzione dei ticket prevista dalla recente manovra finanziaria, a partire dai tetti massimi stabiliti

VIDEOCHAT CON LA SILVESTRO! "COMUNICATO ipasvi"

Domani - venerdì 29 luglio - dalle ore 21 alle ore 21,30 prima videochat con la Presidente dell'Ipasvi

La presidente della Federazione nazionale Collegi Ipasvi, Annalisa Silvestro, colloquierà in diretta con gli infermieri attraverso la videochat del nuovo portale www.ipasvi.it. Un modo nuovo e immediato per fare il punto, periodicamente, sui problemi e le prospettive della professione.

La partecipazione alla videochat è riservata agli infermieri registrati al portale.
La Presidente dell'Ipasvi risponderà in diretta alle domande più ricorrenti che verranno proposte.
Puoi già proporre le tue domande cliccando sul tasto

Linea diretta con la Presidente

Ma sarà possibile intervenire anche la sera stessa della videochat, in tempo reale, compilando un form che sarà disponibile a trasmissione iniziata.

Vi aspettiamo numerosi!

Napoli. Ordine dei medici: “Violenza negli ospedali deve finire”

A seguito della vicenda che ha visto protagonista in negativo un ubriaco che all’ospedale Cardarelli ha aggredito la scorsa notte infermieri, medici e vigilanti, il presidente dell’Ordine, Gabriele Peperoni, è intervenuto per lanciare un monito: “Il tempo delle parole è finito. I bollettini di guerra a base di pestaggi e minacce nelle strutture ospedaliere napoletane sono una stagione nera che deve finire”. 26 LUG - Dopo l’ultima notte di ordinaria violenza all’ospedale Cardarelli, che ha visto un ubriaco malmenare infermieri, medici e vigilanti, Gabriele Peperoni, presidente dell’Ordine dei Medici di Napoli, è intervenuto sulla vicenda con toni durissimi: “Il tempo delle parole è finito. Anni con bollettini da guerra, a base di pestaggi e minacce nelle strutture ospedaliere napoletane, non sono bastati a convincere gli organi preposti alla sicurezza dei cittadini ad allestire presidi di contrasto efficaci ad un fenomeno che, probabilmente alimentato da senso di impunità, dilaga ormai a macchia d’olio”.
Il problema sollevato da Peperoni, non è però solo l’uso della violenza che getta nello sconforto, oltre che nell’indignazione gli operatori sanità, ma anche “l’effetto collaterale più inaccettabile, cioè il grave pregiudizio alla funzionalità dei servizi e delle prestazioni e quindi alla salute del cittadino”. “I feriti del Cardarelli saranno rimpiazzati a fatica: cosa sarebbe successo in un ospedale minore, privato dei suoi operatori, di fronte ad un codice rosso? L’inerzia omissiva di fronte alla violenza – ha concluso amaramente il presidente dei medici partenopei - sta producendo danni gravissimi. Una stagione nera che deve finire”.


Fonte originale

Se la Sanità è in rosso ,gli amministratori ''ammoniti''...vanno a casa !! (era ora ..)

Se i conti della sanità sono in dissesto gli amministratori locali vanno a casa: dal Presidente regionale fino al management delle Asl. Questa una delle novità più importanti del decreto “Premi e sanzioni”, compreso nel pacchetto sul Federalismo fiscale, approvato oggi in Cdm. Sanzioni, fino alla sfiducia, per i ministri che non rispettano i cosi standard. Premi invece per gli enti locali virtuosi e che adottano politiche di contrasto all’evasione fiscale.    

“Il provvedimento – si legge nel comunicato del Governo dopo l’approvazione in Cdm - è diretto a rafforzare la responsabilizzazione, la trasparenza e l’effettività del governo delle autonomie territoriali ed introduce fra l’altro la relazione di fine legislatura, o mandato, che costituisce un rendiconto finale dell’attività svolta, vero e proprio strumento pubblico di controllo democratico nei confronti degli amministratori regionali e locali, in vista delle successive elezioni”.
“ Sansioni'' Incandidabilità per 10 anni a qualsiasi carica pubblica e rimozione “per responsabilità politica” dall’incarico per i governatori la cui Regione ha i conti sanitari in dissesto..
La rimozione dei presidenti potrebbe scattare qualora si verificassero tre fattispecie: qualora il governatore-commissario non avesse redatto o non applicato il Piano di rientro; qualora la verifica annuale del piano non dovesse raggiungere gli obiettivi; qualora per due anni di seguito dovessero essere applicate le maggiorazioni delle addizionali Irpef e Irap a causa dell’insuccesso dell'azione di risanamento
''PREMI''Con decreto del ministro dell’Economia da adottarsi entro il 30 novembre 2011, di concerto con il Ministro della salute, previa intesa con la Conferenza Stato-Regioni, sono stabilite forme premiali a valere sulle risorse ordinarie previste dalla vigente legislazione per il finanziamento del Servizio sanitario nazionale, applicabili a decorrere dall'anno 2012, per le regioni che istituiscano una Centrale Regionale per gli Acquisti e l'aggiudicazione di procedure di gara per l'approvvigionamento di beni e servizi per un volume annuo non inferiore ad un importodeterminato con il medesimo decreto e per quelle che introducano misure idonee a garantire, in materia di equilibrio di bilancio. Premi anche per chi attua politiche di controllo sull’evasione fiscale

Fonte notizia




Torino, allarme in ospedale. Infermieri infettati in terapia intensiva

Pericardite, vale a dire un processo infiammatorio che coinvolge la guaina fibrosa che riveste il cuore, chiama­ta appunto " pericardio ", provocando difficoltà respi­ratorie, violenti dolori all'al­tezza del petto, tosse stizzo­sa.
Una patologia, la pericar­dite, che nell'ultimo anno e mezzo avrebbe colpito tre infermieri dell'unità di tera­pia intensiva del reparto di Cardiochirurgia dell'ospe­dale Molinette di Torino. Sulla vicenda il procuratore Raffaele Guariniello ha già aperto un'inchiesta per le­sioni personali colpose. Al momento non vi sarebbero indagati.
Il caso, finito nel frattempo sotto la lente di ingrandi­mento della Procura, era sta­to sollevato nei mesi scorsi dai sindacati, che d'accordo con il personale dell'ospe ­dale avevano denunciato la situazione che si era venuta a creare in Cardiochirurgia, e precisamente nell'unità di terapia intensiva diretta dal professor Marco Ranieri.Il sospetto di sindacalisti e in­fermieri era che la patologia fosse stata originata dall'ambiente di lavoro, e in partico­lare dai filtri dei condiziona­tori d'aria che presentavano evidenti e preoccupanti se­gni di usura.
Tre gli infer­mieri colpiti da pericardite: il primo nel gennaio 2010, gli altri due nei primi mesi di quest'anno. «Si tratta - si legge nell'esposto presenta­to in Procura - di inadegua­tezze più volte segnalate da­gli operatori del reparto, per la cui ristrutturazione è stato chiesto alla Regione Pie­monte un finanziamento di sei milioni e mezzo di euro». Finanziamento, in realtà, mai concesso dall'ente




sabato 9 luglio 2011

Sanità, Ferrarese: "occore una deroga al blocco del turnover"

La situazione di emergenza esistente nella sanità pubblica della provincia di Brindisi continua ad essere particolarmente preoccupante a causa di una ormai insostenibile carenza di organici di medici e infermieri che mette a repentaglio l’incolumità dei cittadini.
Lo ribadisce il Presidente della Provincia Massimo Ferrarese il quale ha avuto un approfondito colloquio con il direttore sanitario dell’Asl di Brindisi Emanuele Vinci con il quale è stata esaminata la possibilità di fare ricorso ad una deroga del blocco “turn-over”, in maniera da poter procedere con l’assunzione a tempo determinato di infermieri da destinare ai presidi ospedalieri del Brindisino.
“Prendiamo atto che, a seguito di una nostra precisa sollecitazione – afferma Ferrarese – l’Azienda Sanitaria, facendo ricorso alla mobilità interna, ha in gran parte risolto l’emergenza nel reparto del Pronto soccorso dell’ospedale ‘Camberlingo’ di Francavilla Fontana.
La situazione resta particolarmente critica, invece, nel Pronto Soccorso dell’ospedale ‘Perrino’ di Brindisi e lo diventerà ancora di più a partire dalla prossima settimana per effetto delle ferie estive concesse al personale medico ed infermieristico. Per questo motivo ancora una volta ho chiesto un immediato intervento della Regione Puglia perché si possa risolvere immediatamente questa
emergenza.
La deroga alò blocco del turn over può avvenire perché ci sono tutti i presupposti per poterla ottenere”.
Il Presidente Ferrarese, inoltre, incontrerà nei prossimi giorni il direttore generale dell’Asl di Brindisi Paola Ciannamea per affrontare un’altra grave emergenza che si riferisce all’assenza di personale infermieristico a bordo delle autoambulanze del 118 sia a Francavilla Fontana che ad Ostuni.
“L’assenza di personale qualificato – ha aggiunto Ferrarese – soprattutto in presenza di ‘codici rossi’, rischia di risultare letale per il paziente ed è per questo che non c’è davvero un solo istante da perdere per risolvere un problema così grave”. Il Presidente è costantemente in contatto con gli operatori sanitari di tutta la provincia di Brindisi per monitorare l’evolversi della situazione. “Abbiamo già ottenuto dei risultati – conclude Ferrarese – ma non possono bastare perché con la salute della gente non si scherza”.




COMUNICATO STAMPA AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE DI BRINDISI

«Così uccidete l’ospedale di Albenga»

Albenga - Cosa sarà dell'ospedale dopo il declassamento del pronto soccorso? I primi a porsi la domanda (e con una certa preoccupazione) sono proprio i medici, gli infermieri e tutti quanti lavorano al Santa Maria di Misericordia. La chiusura del pronto soccorso o la sua trasformazione in un centro di primo intervento potrebbe avere effetti devastanti, o almeno è quello che temono dipendenti.

«Quanti pazienti andranno in medicina quando non ci saranno più il pronto soccorso e l'accettazione»? Domanda un medico, visibilmente seccato.
Medici e infermieri hanno capito subito dove si trova l'inghippo, prima ancora ovviamente dei cittadini e probabilmente di parte del mondo politico. In sostanza, fanno notare gli operatori, declassare il pronto soccorso significa togliere ai vari reparti gran parte dei pazienti, e in qualche caso tutti. L'accettazione, infatti, non è prevista dagli standard per i centri di primo intervento, come non è previsto l'arrivo di ambulanze, né un livello di diagnostica particolarmente raffinato, ma solo la presenza di un ambulatorio per visita con la presenza di un medico e un infermiere. La maggior parte dei pazienti, quindi, andrà direttamente al pronto soccorso (cioè a Pietra o a Savona) e chi arriverà comunque qui sarà ugualmente "dirottato" al Santa Corona dopo un bendaggio, o al massimo una cucitura.
«Naturalmente non lo faranno subito – commentano medici e infermieri -. Inizialmente cambieranno solo l'insegna e lasceranno tutto com'è, poi comincerà ad andare in pensione un infermiere e non lo sostituiranno, bisognerà sostituire qualche strumento diagnostico e non lo faranno, e alla fine ci ritroveremo senza accettazione, con l'apertura solo diurna, e in grado al massimo di mettere due cerotti, e l'ospedale sarà destinato a una morte lenta, oppure ci si faranno solo liposuzioni».
Una prospettiva che non piace a nessuno, e che ha provocato uno scossone anche nel mondo politico, peraltro già in fermento.

Aggressione ad infermiera da parte di uno squilibrato

E' accaduto a ROMA - Un uomo con problemi mentali, scappato da una comunità terapeutica a Roma nella zona di San Giovanni, ha ferito con un coltello prima un'infermiera e, dopo essere sceso in strada, due passanti in via Carlo Felice e in piazza Santa Croce in Gerusalemme ;per fortuna le condizioni dei passanti non sono gravi .
BLOCCATO DALLA POLIZIA - L'uomo, in evidente stato di agitazione, è stato fermato dagli agenti della polizia di una volante del commissariato Appio.
I feriti, due quali in maniera lieve, sono stati trasportati in codice giallo all'ospedale San Giovanni;
più serie ma non gravi le condizioni dell'infermiera, che sarebbe stata colpita ad una spalla.
lo staff Infermieri IN esprime dissapore per l'accaduto. E' inverosimile lasciarsi scappare un paziente !!
e si unisce con tutti voi in un affettuoso e caloroso abbraccio alla collega


Attenzione alle false infermiere, i primi casi ad Aosta

Forse a suggerire l'idea è stata la visibilità data in tempi recenti a iniziative come l'infermiere di famiglia, o l'assistente di villaggio, che promuovono la prossimità e l'assistenza a domicilio. Sta di fatto che in questi ultimi giorni ad Aosta si sono moltiplicati i casi di truffe ai danni dei cittadini: sedicenti infermiere, con il pretesto di effettuare medicazioni, si sono introdotte nelle abitazioni con l'obiettivo di rubare. Per essere credibili scelgono appositamente le case abitate da persone che già sono regolarmente assistiti da personale sanitario. La segnalazione proviene dall'Usl, che tramite l'ufficio stampa mette in guardia gli utenti valdostani e si dichiara estranea a qualsiasi iniziativa del genere. Ricordando che tutti i dipendenti dell'Usl sono dotati di un cartellino identificativo, l'unità sanitaria locale rivolge un accorato appello a tutti i cittadini, invitandoli a segnalare alle forse dell'ordine la presenza di false infermiere.

fonte:proterin

domenica 19 giugno 2011

Sanit 2011 - 16 giugno - parte prima

Certificati malattia online

Mentre nel pubblico e' già in vigore l'obbligo del certificato telematico , per i privati scatta il 13 settembre. Per altri tre mesi le aziende private potranno continuare a richiedere al lavoratore la copia cartacea del certificato medico.“al fine di risolvere eventuali problemi (anche temporanei) di connessione a Internet”, è stato annunciato che l’Inps renderà a breve disponibile anche un nuovo servizio di call center telefonico dedicato alla verifica delle attestazioni di malattia dei lavoratori dipendenti.



Carenza Infermieristica: La ricetta della Lombardia

Niente più numero chiuso alla facoltà di Medicina, e finanziamenti specifici, sia pubblici sia privati. È la ricetta proposta dall’assessore alla Sanità della Lombardia, Luciano Bresciani, per arginare la carenza di medici, di specialisti e di infermieri negli ospedali e più in generale melle strutture sanitarie della Lombardia. Ricetta che fa il paio con la proposta di fare della Lombardia un «laboratorio sperimentale di questo nuovo ciclo di cultura scientifica, attraverso un proposta di legge ad hoc che presto presenteremo come Lega in Regione, per poi inviarlo ai ministeri competenti»



Niente più numero chiuso alla facoltà di Medicina, e finanziamenti specifici, sia pubblici sia privati. È la ricetta proposta dall’assessore alla Sanità della Lombardia, Luciano Bresciani, per arginare la carenza di medici, di specialisti e di infermieri negli ospedali e più in generale melle strutture sanitarie della Lombardia. Ricetta che fa il paio con la proposta di fare della Lombardia un «laboratorio sperimentale di questo nuovo ciclo di cultura scientifica, attraverso un proposta di legge ad hoc che presto presenteremo come Lega in Regione, per poi inviarlo ai ministeri competenti».

Quindi, Lombardia ancora una volta proattivo modello nazionale per uscire da un impasse - quella della carenza di personale sanitario specialistico - comunque di difficile soluzione. 
Questo disegno, in particolare, prevede «in una logica federalista, in parallelo con le erogazioni di natura e origine statale per il fabbisogno sanitario - dice Bresciani - anche il finanziamento privato per medici, specialisti e infermieri, al fine di raggiungere i target produttivi della comunità regionale». 
Bresciani sta già facendo in questo senso passi concreti in sede governativa. «Ne ho già parlato con il ministro Fazio - aggiunge infatti l’assessore -. La scena è quella di un film già visto troppe volte: qui in Lombardia paghiamo dazio per un sistema universitario di stampo eccessivamente centralista, che elude i fabbisogni territoriali in ambito sanitario, confermandosi inadeguato a soddisfare le specifiche, peculiari e differenti esigenze della nostra Regione». Come dire: è ora di cambiare musica e porre mano ai fatti, con misure precise, finalizzate e non dilatorie, se si vuole risolvere il problema che, tra l’altro, non può essere ulteriormente eluso. 
C’è poi da considerare anche una disomogeneità a livello regionale, figlia delle scelte sbagliate e delle decisoni prese in sede centrale. «Così finisce che il Lazio ha più corsi della Lombardia, nonostante una popolazione che è la metà di quella della nostra Regione». La cultura, conclude, «non deve essere chiusa nel mortaio del finanziamento statale. Abbiamo bisogno di cultura libera e alta qualità per creare e consegnare valori veri e condivisi alla comunità lombarda. L’attuale sistema ha invece costretto molti dei nostri ragazzi ad andare all’estero per acquisire nuove conoscenze, di fatto impoverendo l’intero Paese che in questi anni ha visto emigrare troppi cervelli. Una fuga dovuta anche alla richiesta di cultura che il nostro Paese gli sta negando».


In Sicilia bloccati i corsi per aiuto infermieri. Rilasciati attestati senza valora al prezzo di 2mila euro

In Sicilia c’è un mini-esercito di operatori socio-sanitari con qualifiche false o prive di valore legale. Rilasciate da enti e associazioni con sede in Emilia, Campania e Toscana, non accreditate né dal ministero né dall’assessorato regionale alla Salute. Titoli pagati oltre duemila euro, che, però, sono carta straccia e hanno creato un bacino di oltre 4 mila operatori, a fronte dei 2.600 richiesti. A denunciarlo è la Federazione delle Professioni Infermieristiche e Tecniche Migep, che ha chiesto spiegazioni all’assessorato alla Salute. Da piazza Ottavio Ziino rispondono di non aver mai autorizzato corsi di formazione e annunciano il blocco degli stage nelle strutture ospedaliere. Ma il caso sbarca in sesta commissione all’Ars: con una lettera ufficiale, il Migep ha chiesto un’audizione. Tutto comincia con l’accordo Stato-Regioni nel 2001, che individua la figura e il relativo profilo professionale. Solo 9 anni dopo, nel 2010, la Regione detta le regole dell’istituzione dei corsi di formazione professionale e a gennaio scorso istituisce l’albo regionale degli Enti pubblici e privati, accreditati a svolgere l’attività. Peccato che dal 2006 al 2010, in assenza di riferimenti normativi, la Sicilia sia già diventata terra di conquista. In quattro anni, sono circa quattromila i siciliani che hanno acquisito la qualifica. A rilasciarla sono istituti operanti fuori regione, senza l’autorizzazione regionale, come l’Asl di Empoli, che nel 2006 e nel 2008 ha continuato a formare operatori nonostante l’esplicita diffida delle Regioni. Altri hanno acquisito la qualifica frequentando corsi promossi da istituti siciliani senza alcuna autorizzazione. Per non parlare dei certificati rilasciati da associazioni accreditate in Emilia Romagna per la “riqualifica” degli operatori da ausiliari a socio-sanitari. Certificati spacciati come “attestati” che costano oltre 2 mila euro. Le conferme arrivano da una lettera del direttore generale dell’assessorato Lucia Borsellino, che in due missive, l’ultima del 23 maggio, dopo le denunce del Migep, vieta di attivare corsi di formazione. E comunque nega ogni responsabilità di controllo sugli enti. In più, con una circolare inviata a tutte le strutture sanitarie, blocca i tirocini per corsi organizzati da qualsiasi associazione. Tra gli enti tuttora attivi in Sicilia, il Migep denuncia la napoletana Asnoss e la siciliana Arsonoss, che rilascerebbero un’autorizzazione munita di un falso visto ministeriale. Le associazioni si difendono: «Tutte le attività formative riservate ai nostri associati sono corredate da relative autorizzazioni di organi competenti», si legge in una nota del presidente della Asnoss. Ma i fatti sono al vaglio delle autorità. «All’assessore Massimo Russo — dice Angelo Minghetti, presidente di Migep — chiediamo di chiarire il valore di questi attestati e di creare un elenco anagrafico. Non si può permettere questa truffa ai danni degli studenti»



giovedì 2 giugno 2011

In coma da un anno dopo un’operazione ai denti. La moglie protesta contro l'indifferenza dello Stato

01 GIU - Un nuovo delicato caso di malasanità riempie le pagine dei quotidiani richiamando l'attenzione sulla qualità dell'assistenza ai malati in stato vegetativo e riportando d'attualità il tema del fine vita. La moglie di un uomo in stato vegetativo da un anno avrebbe infatti manifestato l’intenzione di portare il marito all’estero per sottoporlo ad eutanasia. “Io sono per la vita, ma quella vera e sono disposta a tornare indietro sulla mia decisione soltanto se lo Stato si farà carico della cura e dell'assistenza ai massimi livelli", sarebbero state queste, secondo quanto riportato da Repubblica.it, le parole della moglie, Irene Sampognaro, che oggi ha protestato davanti all'ingresso dell'ospedale di Catania, come confermato anche da una nota della Commissione parlamentare di Inchiesta sugli errori sanitari e le cause dei disavanzi sanitari regionali.
Intanto il presidente della commissione, Leoluca Orlando, ha chiesto una relazione sul caso all'assessore alla Sanità della Regione Sicilia, Massimo Russo, e al direttore generale della Asp di Catania Giuseppe Calaciura. “All'assessore Russo e al direttore Calaciura abbiamo chiesto, in particolare, di fornirci con sollecitudine ogni notizia utile a conoscere eventuali criticità organizzative riscontrate e ogni notifica in ordine ad iniziative amministrative, sanzionatorie e/o cautelari assunte a fronte di eventuali responsabilità individuali”, spiega Orlando in una nota.
L’uomo, un architetto di 42 anni, venne inizialmente ricoverato per la rimozione di due punti metallici applicati dopo l’estrazione della radice di un dente. “Una banalissima operazione che, secondo il primario, avrebbe dovuto eliminare la causa di una persistente sinusite – si legge nella nota della Commissione -. Dall'intervento, rivelatosi poi inutile anche rispetto al problema inizialmente lamentato, il paziente si sarebbe risvegliato per appena 15 minuti per poi entrare in coma”.
Intervenuto sulla vicenda anche il vicepresidente della Commissione, Giovanni Burtone, che ha voluto esprimere “vicinanza alla moglie di Marletta, la signora Irene Sampognaro ,che da questa mattina protesta davanti ai cancelli dell’ospedale per denunciare come nessuno abbia preso, fino ad ora, provvedimenti e come la stessa inchiesta della magistratura proceda con lentezza, mentre lei stessa debba farsi carico di una parte consistente dei costi per il ricovero del marito presso una struttura convenzionata".

Donne vittime di violenza, quelle medico le più colpite

Se la violenza sulle donne segna ancora percentuali significative, attestandosi al 2,1%, sono i dati sulla violenza e le aggressioni subite dalle donne medico a far discutere. Sono infatti ben il 4% le vittime, secondo quanto riportato sul Rapporto “Donne medico: indagine su lavoro e famiglia, stalking e violenza”' diffuso ieri dall’Ordine provinciale dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri di Roma.

Nel Rapporto è riportato come la fenomenologia della violenza consti di molteplici profili. Profili già classificati a seguito di un’indagine dell'ISTAT sulle donne italiane. Questi sono poi stati riproposti e suddivisi per tematica dall’indagine dell’Ordine di Roma, dove ciò che appare più sentito dalla maggioranza delle donne medico intervistate sono le critiche immotivate, che affliggono il 59,5% dei camici rosa. Allo stesso modo, le donne medico risentono nel 58,8% di sfuriate o scenate, spesso immotivate.

Le condizioni disagevoli di lavoro sono un cruccio per il 53,8% delle intervistate. Molte delle violenze, dichiarano, possono ricondursi all’essere costrette a operare in condizioni disagevoli, agli impedimenti nella carriera e a sanzioni disciplinari. Il 23,4% poi ritiene di aver ricevuto compiti incongrui. Non mancano gli attacchi alla propria immagine per mezzo di calunnie (58,6%) e umiliazioni, per il 35,4%. Così come le offese circa il credo religioso o politico (13,6%) e le avances sessuali indesiderate (23,5%).

Anche se minore, con un 24,3%, è altresì significativa la percentuale di donne medico che dichiara di aver ricevuto minacce vere e proprie. Le relazioni sociali sono state anche oggetto di ostracismo nei loro confronti, in questo caso il 42,8% lamenta di essere stata esclusa da riunioni e informazioni. Infine, il 34,8% si sente intralciata nelle relazioni con i colleghi.
Se quindi già la cita del medico, in molti casi, non è delle più facili. Quella delle donne medico sembra essere ancora più dura.

OMS: Telefonini Provocano il cancro

ROMA - Sotto accusa sin dalla loro prima comparsa negli anni ’80, i telefoni cellulari potrebbero addirittura causare il cancro. Le radiofrequenze e i campi magnetici sono stati a lungo studiati da un gruppo di 31 esperti dell’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della sanità, che li hanno catalogati come «possibly carcinogenic».
A supporto della conclusione, test effettuati sugli animali e osservazione di dati degli studi epidemiologici sull’uomo. Da quanto emerso, ha spiegato il coordinatore del gruppo Jonathan Samet, «in entrambi i casi le evidenze sono state giudicate limitate per quanto riguarda il glioma (tumore che parte nel cervello) e il neurinoma acustico (tumore del nervo uditivo) mentre per altri tipi di tumore non ci sono dati sufficienti».
Tuttavia la classificazione dei telefonini come fonte tumorale non è ancora definitiva, e l’Oms si impegna a portare avanti la sua ricerca. Intanto resta sotto osservazione la correlazione tra cellulari e cancro, e nel frattempo sarebbe buona norma adottare piccoli accorgimenti: utilizzare gli auricolari anziché il contatto diretto con l’altoparlante e sostituire, quando è possibile, le telefonate con messaggi di testo.