sabato 9 luglio 2011

Aggressione ad infermiera da parte di uno squilibrato

E' accaduto a ROMA - Un uomo con problemi mentali, scappato da una comunità terapeutica a Roma nella zona di San Giovanni, ha ferito con un coltello prima un'infermiera e, dopo essere sceso in strada, due passanti in via Carlo Felice e in piazza Santa Croce in Gerusalemme ;per fortuna le condizioni dei passanti non sono gravi .
BLOCCATO DALLA POLIZIA - L'uomo, in evidente stato di agitazione, è stato fermato dagli agenti della polizia di una volante del commissariato Appio.
I feriti, due quali in maniera lieve, sono stati trasportati in codice giallo all'ospedale San Giovanni;
più serie ma non gravi le condizioni dell'infermiera, che sarebbe stata colpita ad una spalla.
lo staff Infermieri IN esprime dissapore per l'accaduto. E' inverosimile lasciarsi scappare un paziente !!
e si unisce con tutti voi in un affettuoso e caloroso abbraccio alla collega


Attenzione alle false infermiere, i primi casi ad Aosta

Forse a suggerire l'idea è stata la visibilità data in tempi recenti a iniziative come l'infermiere di famiglia, o l'assistente di villaggio, che promuovono la prossimità e l'assistenza a domicilio. Sta di fatto che in questi ultimi giorni ad Aosta si sono moltiplicati i casi di truffe ai danni dei cittadini: sedicenti infermiere, con il pretesto di effettuare medicazioni, si sono introdotte nelle abitazioni con l'obiettivo di rubare. Per essere credibili scelgono appositamente le case abitate da persone che già sono regolarmente assistiti da personale sanitario. La segnalazione proviene dall'Usl, che tramite l'ufficio stampa mette in guardia gli utenti valdostani e si dichiara estranea a qualsiasi iniziativa del genere. Ricordando che tutti i dipendenti dell'Usl sono dotati di un cartellino identificativo, l'unità sanitaria locale rivolge un accorato appello a tutti i cittadini, invitandoli a segnalare alle forse dell'ordine la presenza di false infermiere.

fonte:proterin

domenica 19 giugno 2011

Sanit 2011 - 16 giugno - parte prima

Certificati malattia online

Mentre nel pubblico e' già in vigore l'obbligo del certificato telematico , per i privati scatta il 13 settembre. Per altri tre mesi le aziende private potranno continuare a richiedere al lavoratore la copia cartacea del certificato medico.“al fine di risolvere eventuali problemi (anche temporanei) di connessione a Internet”, è stato annunciato che l’Inps renderà a breve disponibile anche un nuovo servizio di call center telefonico dedicato alla verifica delle attestazioni di malattia dei lavoratori dipendenti.



Carenza Infermieristica: La ricetta della Lombardia

Niente più numero chiuso alla facoltà di Medicina, e finanziamenti specifici, sia pubblici sia privati. È la ricetta proposta dall’assessore alla Sanità della Lombardia, Luciano Bresciani, per arginare la carenza di medici, di specialisti e di infermieri negli ospedali e più in generale melle strutture sanitarie della Lombardia. Ricetta che fa il paio con la proposta di fare della Lombardia un «laboratorio sperimentale di questo nuovo ciclo di cultura scientifica, attraverso un proposta di legge ad hoc che presto presenteremo come Lega in Regione, per poi inviarlo ai ministeri competenti»



Niente più numero chiuso alla facoltà di Medicina, e finanziamenti specifici, sia pubblici sia privati. È la ricetta proposta dall’assessore alla Sanità della Lombardia, Luciano Bresciani, per arginare la carenza di medici, di specialisti e di infermieri negli ospedali e più in generale melle strutture sanitarie della Lombardia. Ricetta che fa il paio con la proposta di fare della Lombardia un «laboratorio sperimentale di questo nuovo ciclo di cultura scientifica, attraverso un proposta di legge ad hoc che presto presenteremo come Lega in Regione, per poi inviarlo ai ministeri competenti».

Quindi, Lombardia ancora una volta proattivo modello nazionale per uscire da un impasse - quella della carenza di personale sanitario specialistico - comunque di difficile soluzione. 
Questo disegno, in particolare, prevede «in una logica federalista, in parallelo con le erogazioni di natura e origine statale per il fabbisogno sanitario - dice Bresciani - anche il finanziamento privato per medici, specialisti e infermieri, al fine di raggiungere i target produttivi della comunità regionale». 
Bresciani sta già facendo in questo senso passi concreti in sede governativa. «Ne ho già parlato con il ministro Fazio - aggiunge infatti l’assessore -. La scena è quella di un film già visto troppe volte: qui in Lombardia paghiamo dazio per un sistema universitario di stampo eccessivamente centralista, che elude i fabbisogni territoriali in ambito sanitario, confermandosi inadeguato a soddisfare le specifiche, peculiari e differenti esigenze della nostra Regione». Come dire: è ora di cambiare musica e porre mano ai fatti, con misure precise, finalizzate e non dilatorie, se si vuole risolvere il problema che, tra l’altro, non può essere ulteriormente eluso. 
C’è poi da considerare anche una disomogeneità a livello regionale, figlia delle scelte sbagliate e delle decisoni prese in sede centrale. «Così finisce che il Lazio ha più corsi della Lombardia, nonostante una popolazione che è la metà di quella della nostra Regione». La cultura, conclude, «non deve essere chiusa nel mortaio del finanziamento statale. Abbiamo bisogno di cultura libera e alta qualità per creare e consegnare valori veri e condivisi alla comunità lombarda. L’attuale sistema ha invece costretto molti dei nostri ragazzi ad andare all’estero per acquisire nuove conoscenze, di fatto impoverendo l’intero Paese che in questi anni ha visto emigrare troppi cervelli. Una fuga dovuta anche alla richiesta di cultura che il nostro Paese gli sta negando».


In Sicilia bloccati i corsi per aiuto infermieri. Rilasciati attestati senza valora al prezzo di 2mila euro

In Sicilia c’è un mini-esercito di operatori socio-sanitari con qualifiche false o prive di valore legale. Rilasciate da enti e associazioni con sede in Emilia, Campania e Toscana, non accreditate né dal ministero né dall’assessorato regionale alla Salute. Titoli pagati oltre duemila euro, che, però, sono carta straccia e hanno creato un bacino di oltre 4 mila operatori, a fronte dei 2.600 richiesti. A denunciarlo è la Federazione delle Professioni Infermieristiche e Tecniche Migep, che ha chiesto spiegazioni all’assessorato alla Salute. Da piazza Ottavio Ziino rispondono di non aver mai autorizzato corsi di formazione e annunciano il blocco degli stage nelle strutture ospedaliere. Ma il caso sbarca in sesta commissione all’Ars: con una lettera ufficiale, il Migep ha chiesto un’audizione. Tutto comincia con l’accordo Stato-Regioni nel 2001, che individua la figura e il relativo profilo professionale. Solo 9 anni dopo, nel 2010, la Regione detta le regole dell’istituzione dei corsi di formazione professionale e a gennaio scorso istituisce l’albo regionale degli Enti pubblici e privati, accreditati a svolgere l’attività. Peccato che dal 2006 al 2010, in assenza di riferimenti normativi, la Sicilia sia già diventata terra di conquista. In quattro anni, sono circa quattromila i siciliani che hanno acquisito la qualifica. A rilasciarla sono istituti operanti fuori regione, senza l’autorizzazione regionale, come l’Asl di Empoli, che nel 2006 e nel 2008 ha continuato a formare operatori nonostante l’esplicita diffida delle Regioni. Altri hanno acquisito la qualifica frequentando corsi promossi da istituti siciliani senza alcuna autorizzazione. Per non parlare dei certificati rilasciati da associazioni accreditate in Emilia Romagna per la “riqualifica” degli operatori da ausiliari a socio-sanitari. Certificati spacciati come “attestati” che costano oltre 2 mila euro. Le conferme arrivano da una lettera del direttore generale dell’assessorato Lucia Borsellino, che in due missive, l’ultima del 23 maggio, dopo le denunce del Migep, vieta di attivare corsi di formazione. E comunque nega ogni responsabilità di controllo sugli enti. In più, con una circolare inviata a tutte le strutture sanitarie, blocca i tirocini per corsi organizzati da qualsiasi associazione. Tra gli enti tuttora attivi in Sicilia, il Migep denuncia la napoletana Asnoss e la siciliana Arsonoss, che rilascerebbero un’autorizzazione munita di un falso visto ministeriale. Le associazioni si difendono: «Tutte le attività formative riservate ai nostri associati sono corredate da relative autorizzazioni di organi competenti», si legge in una nota del presidente della Asnoss. Ma i fatti sono al vaglio delle autorità. «All’assessore Massimo Russo — dice Angelo Minghetti, presidente di Migep — chiediamo di chiarire il valore di questi attestati e di creare un elenco anagrafico. Non si può permettere questa truffa ai danni degli studenti»



giovedì 2 giugno 2011

In coma da un anno dopo un’operazione ai denti. La moglie protesta contro l'indifferenza dello Stato

01 GIU - Un nuovo delicato caso di malasanità riempie le pagine dei quotidiani richiamando l'attenzione sulla qualità dell'assistenza ai malati in stato vegetativo e riportando d'attualità il tema del fine vita. La moglie di un uomo in stato vegetativo da un anno avrebbe infatti manifestato l’intenzione di portare il marito all’estero per sottoporlo ad eutanasia. “Io sono per la vita, ma quella vera e sono disposta a tornare indietro sulla mia decisione soltanto se lo Stato si farà carico della cura e dell'assistenza ai massimi livelli", sarebbero state queste, secondo quanto riportato da Repubblica.it, le parole della moglie, Irene Sampognaro, che oggi ha protestato davanti all'ingresso dell'ospedale di Catania, come confermato anche da una nota della Commissione parlamentare di Inchiesta sugli errori sanitari e le cause dei disavanzi sanitari regionali.
Intanto il presidente della commissione, Leoluca Orlando, ha chiesto una relazione sul caso all'assessore alla Sanità della Regione Sicilia, Massimo Russo, e al direttore generale della Asp di Catania Giuseppe Calaciura. “All'assessore Russo e al direttore Calaciura abbiamo chiesto, in particolare, di fornirci con sollecitudine ogni notizia utile a conoscere eventuali criticità organizzative riscontrate e ogni notifica in ordine ad iniziative amministrative, sanzionatorie e/o cautelari assunte a fronte di eventuali responsabilità individuali”, spiega Orlando in una nota.
L’uomo, un architetto di 42 anni, venne inizialmente ricoverato per la rimozione di due punti metallici applicati dopo l’estrazione della radice di un dente. “Una banalissima operazione che, secondo il primario, avrebbe dovuto eliminare la causa di una persistente sinusite – si legge nella nota della Commissione -. Dall'intervento, rivelatosi poi inutile anche rispetto al problema inizialmente lamentato, il paziente si sarebbe risvegliato per appena 15 minuti per poi entrare in coma”.
Intervenuto sulla vicenda anche il vicepresidente della Commissione, Giovanni Burtone, che ha voluto esprimere “vicinanza alla moglie di Marletta, la signora Irene Sampognaro ,che da questa mattina protesta davanti ai cancelli dell’ospedale per denunciare come nessuno abbia preso, fino ad ora, provvedimenti e come la stessa inchiesta della magistratura proceda con lentezza, mentre lei stessa debba farsi carico di una parte consistente dei costi per il ricovero del marito presso una struttura convenzionata".

Donne vittime di violenza, quelle medico le più colpite

Se la violenza sulle donne segna ancora percentuali significative, attestandosi al 2,1%, sono i dati sulla violenza e le aggressioni subite dalle donne medico a far discutere. Sono infatti ben il 4% le vittime, secondo quanto riportato sul Rapporto “Donne medico: indagine su lavoro e famiglia, stalking e violenza”' diffuso ieri dall’Ordine provinciale dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri di Roma.

Nel Rapporto è riportato come la fenomenologia della violenza consti di molteplici profili. Profili già classificati a seguito di un’indagine dell'ISTAT sulle donne italiane. Questi sono poi stati riproposti e suddivisi per tematica dall’indagine dell’Ordine di Roma, dove ciò che appare più sentito dalla maggioranza delle donne medico intervistate sono le critiche immotivate, che affliggono il 59,5% dei camici rosa. Allo stesso modo, le donne medico risentono nel 58,8% di sfuriate o scenate, spesso immotivate.

Le condizioni disagevoli di lavoro sono un cruccio per il 53,8% delle intervistate. Molte delle violenze, dichiarano, possono ricondursi all’essere costrette a operare in condizioni disagevoli, agli impedimenti nella carriera e a sanzioni disciplinari. Il 23,4% poi ritiene di aver ricevuto compiti incongrui. Non mancano gli attacchi alla propria immagine per mezzo di calunnie (58,6%) e umiliazioni, per il 35,4%. Così come le offese circa il credo religioso o politico (13,6%) e le avances sessuali indesiderate (23,5%).

Anche se minore, con un 24,3%, è altresì significativa la percentuale di donne medico che dichiara di aver ricevuto minacce vere e proprie. Le relazioni sociali sono state anche oggetto di ostracismo nei loro confronti, in questo caso il 42,8% lamenta di essere stata esclusa da riunioni e informazioni. Infine, il 34,8% si sente intralciata nelle relazioni con i colleghi.
Se quindi già la cita del medico, in molti casi, non è delle più facili. Quella delle donne medico sembra essere ancora più dura.

OMS: Telefonini Provocano il cancro

ROMA - Sotto accusa sin dalla loro prima comparsa negli anni ’80, i telefoni cellulari potrebbero addirittura causare il cancro. Le radiofrequenze e i campi magnetici sono stati a lungo studiati da un gruppo di 31 esperti dell’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della sanità, che li hanno catalogati come «possibly carcinogenic».
A supporto della conclusione, test effettuati sugli animali e osservazione di dati degli studi epidemiologici sull’uomo. Da quanto emerso, ha spiegato il coordinatore del gruppo Jonathan Samet, «in entrambi i casi le evidenze sono state giudicate limitate per quanto riguarda il glioma (tumore che parte nel cervello) e il neurinoma acustico (tumore del nervo uditivo) mentre per altri tipi di tumore non ci sono dati sufficienti».
Tuttavia la classificazione dei telefonini come fonte tumorale non è ancora definitiva, e l’Oms si impegna a portare avanti la sua ricerca. Intanto resta sotto osservazione la correlazione tra cellulari e cancro, e nel frattempo sarebbe buona norma adottare piccoli accorgimenti: utilizzare gli auricolari anziché il contatto diretto con l’altoparlante e sostituire, quando è possibile, le telefonate con messaggi di testo.


LECCO; Via libera a nuove assunzioni In arrivo 41 nuovi infermieri

Lecco - Dalla regione Lombardia hanno dato il via libera a 95 nuove assunzioni per l’Azienda ospedaliera. La maggior parte, 69, riguardano quello che viene chiamato il comparto, che comprende 41 infermieri, sei tecnici, tre unità addette alla riabilitazione, otto operatori socio-sanitari, cinque tecnici, un assistente sociale e cinque amministrativi.

La quota restante, 26, interessa invece i dirigenti, cioè i medici che hanno un incarico da «dirigenti medici», tra i quali anche sei di struttura complessa, ovvero i primari. Si potrà così procedere ai concorsi per la nomina dei direttori del Pronto soccorso di Lecco e Merate, quest’ultimo adesso affidato nelle mani di Giovanni Buonocore con un contratto di consulenza, l’Ortopedia sempre del San Leopoldo Mandic che attualmente fa capo al facente funzioni Giuseppe Minnici, la Neurorianimazione e l’Anatomia patologica del nosocomio del capoluogo e infine dell’ufficio Acquisti. Per la ripartizione delle risorse umane disponibili, specialmente quelle di vertice, è stato tenuto conto anche del tempo da cui risultano scoperte, ma in proporzione un occhio di riguardo è stato certamente riservato al presidio brianzolo, a cui vengono riservati due dei cinque posti da primario.

Una volta espletate le procedure del concorso e nominati all’appello mancherebbe infatti solo quello della Terapia intensiva. L’auspicio espresso dai rappresenti istituzionali locali è che a parità di merito venga privilegiato chi già opera al Mandic e si sta impegnando per colmare le carenze di organico e per farlo ha magari rinunciato ad altre offerte allettanti o se ne sia assunto la responsabilità senza alcuna garanzia per il futuro. Per i restanti dirigenti si tratta di cinque medici internisti, quattro chirurghi, quattro del settore materno infantile, due psichiatri, sempre due anestesisti, altrettanti sanitari ospedalieri e un responsabile della direzione sanitaria.

È stata concessa anche la possibilità di istituire l’unità operativa, un reparto dedicato alla Tac e alla Pet, una tecnica radiografica diagnostica più avanzata rispetto alla tomografia assiale computerizzata tradizionale perché a emissione di positroni. Il Piano delle assunzioni è stato varato dalla Giunta regionale. I vertici della sanità lecchese non hanno ancora visionato il testo con i numeri e la distribuzione dei posti, ma hanno solo avuto conferma delle cifre complessive. Sino a quando non riceveranno la documentazione ufficiale preferiscono non formulare commenti sulle scelte specifiche.

Nel complesso, però, si sono detti moderatamente soddisfatti. «I dati ci sembrano positivi, specialmente rispetto ad altre realtà più importanti e grandi», ha fatto sapere il direttore generale Mauro Lovisari. Sono state accolte l’80% delle richieste per quanto riguarda il personale del comparto, il 90% di quelle che concernono le posizione mediche e anche il 50% di quelle dei primari. «Gli altri primariati probabilmente verranno deliberati già il prossimo anno», aggiungono dallo staff di Lovisari. In realtà, soprattutto sul fronte infermieristico, le autorizzazioni deliberate non permetteranno probabilmente di fronteggiare nemmeno la copertura del normale turn over fisiologico e bisognerà continuare ad avvalersi dei servizi della Hmc, la cooperativa già ora che fornisce infermieri esterni, di cui fa parte anche l’ex dg Ambrogio Bertoglio


Batterio killer, "Casi destinati ad aumentare"

Il focolaio di Escherichia coli killer legato ai cetrioli potrebbe peggiorare nei prossimi giorni. Lo sostiene uno scienziato tedesco alla Bbc online, dopo che le vittime sono salite a 14 in Germania e le infezioni sono ormai centinaia. “Ci auguriamo che il numero di casi scenda, ma temiamo che la situazione sia destinata a peggiorare”, spiega Oliver Grieve del Medical University Center di Schleswig-Holstein, dove molti pazienti sono in terapia.
E se i cetrioli spagnoli sono i primi indiziati del contagio, i funzionari iberici sottolineano come non sia ancora chiaro dove e quando le verdure sono state contaminate. Finora il Robert Koch Institute (RKI) ha confermato 329 casi in Germania, anche se in alcuni rapporti i numeri si impennano, e si parla addirittura di 1.200 contagiati. E l’infezione si diffonde: in Svezia le autorità parlano di 36 infezioni sospette da E.coli, tutte collegati a viaggi in Germania settentrionale. Altri casi sono stati segnalati anche in Svizzera, Danimarca, Paesi Bassi e Regno Unito

Sanità in Sicilia, la Regione a Fazio: dati 2010 in vistoso miglioramento

20 maggio 2011 - “Prendiamo atto con sorpresa delle parole del ministro Fazio considerato che, nonostante la disastrosa situazione di partenza del 2008, la Sicilia è perfettamente in linea con la rigorosa programmazione concordata con il ministero e che, come riporta il verbale dell’ultimo tavolo tecnico ministeriale del 7 aprile 2011, ‘la verifica annuale 2010 è sostanzialmente positiva’”.
Lo hanno affermato il direttore del dipartimento Pianificazione strategica dell’assessorato regionale della Sanità della Sicilia, Maurizio Guizzardi, e il direttore del dipartimento Attività sanitarie, Lucia Borsellino, commentando i dati forniti dal ministro Ferruccio Fazio nel corso del Question time alla Camera dei Deputati.

“Le criticità segnalate dal tavolo tecnico ministeriale e ribadite oggi dal ministro Fazio – hanno continuato Guizzardi e Borsellino – sono riferite al triennio 2007-2009 e sono state correttamente recepite da questo assessorato, che proprio per questo ha varato il Piano operativo triennale 2010-2012 per continuare l’esperienza di risanamento a fianco del ministero. E difatti nel 2010 tutti gli indici di appropriatezza e di qualità sono già migliorati. Nel settore dell’assistenza domiciliare i casi trattati nel 2010 sono stati 14.055 rispetto ai 9.986 del 2009 con un incremento del 40% rispetto al 2009; il tasso di ospedalizzazione nel 2010 è sceso al 186 per mille rispetto al 209,8 del 2009; le prestazioni di ricovero non appropriate sono passate dal 6% del 2009 al 4,6% del 2010″.
“La spesa farmaceutica -hanno proseguito – è vistosamente calata e a seguito delle verifica sono perfino arrivati i pareri positivi dell’Agenzia italiana del farmaco sui provvedimenti adottati per il miglioramento dell’appropriatezza prescrittiva; in riduzione anche il tasso di parti cesarei dopo il decreto con cui è stata unificata la tariffa di remunerazione tra parto cesareo e parto naturale incentivando quest’ultimo attraverso modalita’ indolore; nel campo della residenzialità e della semiresidenzialità assistita nel 2010 -hanno concluso – si registra un incremento rispetto al 2009 del 13% dei posti disponibili”.

Attese e disagi, Policlinico in rivolta Botte e insulti al Pronto soccorso

VERONA — Una sala piena così che scoppia di gente. Attese fino a otto ore al giorno per i codici bianchi e verdi. Ubriachi, extracomunitari e pazienti psichiatrici che insultano gli infermieri o si menano. Finché non ci scappa l’aggressione fisica, com’è successo a S., operatrice sociosanitaria del Pronto soccorso, morsa da una paziente con gravi problemi psichici. E’ il quadro dipinto dal personale del pronto soccorso del Policlinico di Borgo Roma, martedì in presidio davanti all’ingresso con i delegati sindacali di Usb, che hanno scritto al prefetto dichiarando lo stato di agitazione. Ventitré infermieri e otto operatori, distribuiti su tre turni, a sobbarcarsi una media di 200 persone al giorno. Troppo pochi, soprattutto di notte, quando le infermiere devono portare in giro nei reparti i malati. E pochi di giorno, quando in sala d’attesa piovono decine di persone, ognuna con le proprie magagne e gli infermieri devono farsi carico della prima valutazione sull’urgenza e della prima assistenza. «Non ce la facciamo più, con la gente che abbiamo, a garantire un’assistenza adeguata - si sfoga Mauro Croce, infermiere del Pronto soccorso e delegato del sindacato autonomo Usb -. Siamo quelli che hanno la dotazione organica più bassa del Veneto. E ogni anno, con la chiusura dei piccoli ospedali, aumenta l’utenza. In più c’è l’aggravante del Polo Confortini. Essendo in fase di assestamento, tanti preferiscono venire da noi. Così per i pazienti non urgenti si va dalle 5 alle 8 ore di attesa. Ed è ovvio che poi la tensione si taglia col coltello».
Le aggressioni verbali, riferiscono gli infermieri, sono all’ordine del giorno. Dal «figlio di» per gli uomini alle offese più pesanti per le donne. In più ci sono le aggres- sioni fisiche, «tre o quattro all’anno». Che lasciano il segno. S. da giorni è a casa per infortunio sul lavoro con i postumi psicologici e fisici di quel morso procuratole da una malata psichiatrica, in cura a Borgo Trento. «E’ stata un’esperienza tremenda - racconta lei -. Dovevo farle un prelievo e lei tutto ad un tratto mi ha morsicato al dito. E’ uscito sangue e mi sono spaventata. Ho dovuto ricorrere a una terapia d’urto, perché lei ha una malattia infettiva. Sono stata male e ho vissuto giorni di ansia. Dovremmo essere tutelati». S. sabato riprenderà il lavoro, ma con un forte carico di stress: «Ogni giorno la sala d’aspetto è piena di extracomunitari e ubriachi che ti insultano perché sono lì da ore. Ma i medici sono quelli che sono e i posti letto anche. Ho visto un collega prendersi un pugno, altri mitragliati di parolacce. Così non si può più lavorare ». Servono rinforzi, dicono infermieri e operatori, con le ostetriche che si uniscono al coro e reclamano perché sono in poche. Entro cinque giorni attendono la convocazione del prefetto Perla Stancari: «Da quando c’è il Polo chirurgico, noi di Borgo Roma siamo diventati un ospedale di serie B. Invece siamo un presidio importante per tutta l’area Sud».

lunedì 23 maggio 2011

Decreto legislativo per i lavori usuranti

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale (Serie generale n. 108 del 11/5/2011) il decreto legislativo che fissa i requisiti per coloro che, avendo svolto lavori usuranti, possono anticipare il pensionamento (fino a tre anni!) rispetto ai tempi che sono diventati ormai “normali”, cioè …lunghi.
In sintesi, il provvedimento (dl 21 aprile 2011, n. 67) riconosce il diritto di anticipare il pensionamento ai lavoratori che, per almeno sette degli ultimi dieci anni (e, a partire dal 2018, per almeno metà della vita lavorativa) abbiano svolto alcune attività lavorative (alla catena di montaggio, in galleria, nelle cave ad alte temperature, alla guida di autobus e pullman turistici, nella lavorazione del vetro).

Gli stessi benefici potranno essere richiesti anche da coloro che svolgono lavori notturni, ma a determinate condizioni: l’attività lavorativa deve essere organizzata in turni (almeno sei ore, che devono comprendere anche la fascia tra mezzanotte e le cinque del mattino) per almeno 64 notti l'anno (con una graduazione degli sconti su età e contributi) per quanti raggiungono i requisiti dall’1 gennaio 2009.

È considerato usurante anche il lavoro svolto in modo ordinario in periodo notturno (per almeno tre ore).

Una volta maturati i requisiti, il lavoratore dovrà presentare la domanda al proprio ente previdenziale, allegando la documentazione comprovante lo svolgimento dell’attività usurante.

Coloro che hanno maturato o raggiungono i requisiti entro il 31 dicembre di quest’anno dovranno presentare le domande entro il 30 settembre prossimo. A partire dal 2012, invece, le istanze dovranno essere inviate entro il 1° marzo dell'anno in cui vengono raggiunti i requisiti.

Sanità: infezioni in ospedale, il personale non si lava le mani

4 milioni di pazienti colpiti ogni anno in europa


I pazienti colpiti ogni anno in Europa, da episodi di infezioni contratte in ospedale, per scarsa pulizia delle mani, superano i 4milioni e gli eventi infettivi raggiungono i 4,5milioni.
Tale errato comportamento dovuto al mancato rispetto di tutte le norme igieniche da parte del personale medico e paramedico, comporta un costo di 7miliardi l’anno sulle finanze pubbliche. La permanenza nelle strutture ospedaliere per tale atteggiamento e’ pari a 16milioni di giorni in piu’. I relativi decessi, inoltre, ammonterebbero a 37mila.
I dati sono stati resi noti dall’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (OMS) che ogni 5 maggio si occupa della Giornata Internazionale che tratta i temi dell’igiene delle mani (The save lives: clean your hands).

Gesti semplici che possono evitare ripercussioni drammatiche sulla vita dei pazienti in degenza. In merito a cio’ l’OMS traccia i 5 momenti della giornata da dedicare al lavaggio delle mani che dovrebbe durare 20-30 secondi e con l’asciugatura coprire un tempo di 40-60 secondi complessivi Nello specifico la prima dovrebbe riguardare il momento prima dell’incontro e del contatto con il paziente. La seconda precedentemente alle fasi di pulizie asettiche, la terza dopo l’esposizione ai fluidi corporei, la quarta dopo essere entrato in contatto diretto con un paziente o aver toccato oggetti o cose di sua appartenenza e nelle sue vicinanze.
Le infezioni ospedaliere piu’ comuni, tra il 1995 e il 2008, sono state quelle che hanno riguardato il tratto urinario e nei paesi in via di sviluppo la percentuale e’ pari al 5-12% fra tutti gli individui ricoverati in ospedale.


Emergenza Sanità: meno medici, infermieri e posti letto

MENO 1,5 MILIARDI DI EURO. Passando in rassegna le manovre economico-finanziarie approvate tra il 2010 e il 2011, gli economisti Stefano Cecconi e Stefano Daneri in un documento redatto per la Cgil hanno scoperto che verranno a mancare almeno 1,5 miliardi di euro. E’ il risultato che si ottiene sommando i 418 milioni risparmiati con misure sul personale, i circa 600 derivanti da una riduzione del prezzo rimborsato dal Ssn sul costo dei farmaci e i 485 stanziati nel 2010 e non ancora erogati per coprire il costo di un ticket di 10 euro sulle visite specialistiche. Ma non finisce qui. E’ stato estinto il Fondo per la non autosufficienza che ammontava lo scorso anno a 400 milioni: tutti soldi destinati all’assistenza ad anziani, quindi a persone con problemi sanitari, che peserà totalmente sulle famiglie. Taglio drastico (126 milioni) anche per il Fondo nazionale per le politiche sociali attraverso cui vengono finanziati molti servizi alle persone in difficoltà, per esempio i disabili.
PIU’ TICKET PER TUTTI. Le Regioni finiranno col battere cassa dai cittadini. Sta già avvenendo in Campania e Puglia – sottoposte ai Piani di rientro per sanare il deficit prodotto negli anni passati – che a fine 2010 hanno introdotto un ticket fisso su ogni ricetta: di 2 euro per la prima, di 1 per la seconda. In Campania, poi, è stato disposto un raddoppio del ticket per gli accessi impropri al pronto soccorso: a chi sarà assegnato il codice bianco toccherà sborsare 50 euro. Il doppio di quanto avviene nella gran parte delle altre regioni. E’ stato inoltre disposto un aumento di 10 euro sulle visite ambulatoriali.
MEDICI E INFERMIERI. Le ristrettezze della sanità producono anche una riduzione nella qualità dell’offerta. Già oggi mancano all’appello almeno 100 mila infermieri per raggiungere la media Ocse di 9 per mille abitanti. E nei prossimi anni la situazione potrebbe diventare drammatica: più del 10 per cento degli infermieri, così come dei medici, andrà in pensione. E nelle regioni con i piani di rientro (se si esclude la Basilicata, tutte le Regioni dal Lazio in giù) l’assunzione di nuovo personale è vietata o limitata per legge al 10 per cento di quello in uscita: solo un infermiere su dieci sarà sostituito.
E lo stesso accadrà per i medici: ne ha preso atto anche il ministero della Salute: da qui al 2018 spariranno 22 mila medici sui 240 mila oggi attivi, insomma quasi il 10 per cento. Ma già da oggi le carenze di personale medico incombono perché il blocco riguarda anche i precari, 33 mila professionisti nel 2009: tra gli altri 6.500 medici, 11 mila infermieri, 1.194 riabilitatori. La metà di essi, in assenza di compensazioni, uscirà in virtù di una norma della manovra approvata la scorsa estate che impone una riduzione dei costi per il personale non di ruolo del 50 per cento rispetto al 2009.
Il risultato, visto che i malati continuano ad ammalarsi, è che, come stima la Ragioneria dello Stato, negli ultimi tre anni la spesa per gli straordinari è schizzata alle stelle: 499,8 milioni solo nel 2009. Oltre all’incongruo economico, i tecnici annotano che straordinari e ferie non godute (lamentate dai sindacati) generano medici stanchi. Coi rischi che ne conseguono per la salute dei cittadini.
POSTI LETTO CANCELLATI. Tra il 2005 e il 2008 (ultimo dato disponibile) il numero di posti letto si è già ridotto di 12 mila unità passando da 4,6 per mille abitanti a 4,3. Ma il numero è destinato a ridursi ulteriormente per raggiungere l’obiettivo fissato dal Patto per la salute di 4 posti letto per mille abitanti. Un tasso (quello del 4 per mille) che corrisponde a meno della metà dell’offerta ospedaliera assicurata oggi dalla Germania (8,2) e abbondantemente più basso anche di quello francese (6,9).
Ciò che appare come un intervento di lifting sul territorio nazionale, tuttavia, rischia di essere un intervento di chirurgia demolitiva nelle regioni del Centro-Sud (in quanto sottoposte a Piani di rientro) che entro la fine del prossimo anno vedranno sparire più di 11 mila posti letto.
Ci tagliano la salute Se volete leggere tutto l’articolo inchiesta di Paolo Biondani e Daniela Minerva. Fonte L’Espresso


venerdì 13 maggio 2011

Rischio di tumore al seno ridotto per chi beve caffè

Il consumo di caffè riduce il rischio di tumore al seno. È quanto emerge dai risultati di uno studio condotto da ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma su quasi 6.000 donne e pubblicato sulla rivista Breast Cancer Research.Ma se questa è la sintesi delle conclusioni, la cautela è d’obbligo. E sono gli stessi autori ad ammetterlo. L’entità globale della riduzione del rischio è infatti minima. Altri fattori come l’età della menopausa, l’esercizio fisico, il peso, lo status socioeconomico e familiarità per lo stesso tumore esercitano un peso molto più elevato. Inoltre, secondo quanto rilevato dallo studio, l’effetto protettivo del caffè si evidenzia soltanto contro il tumore al seno negativo al recettore per gli estrogeni. In tal caso, per le donne che bevono almeno 5 tazze di caffè (una quantità non proprio esigua) il rischio è ridotto del 57 per cento rispetto a quante ne bevono una tazza o non ne consumano affatto.
“Esistono spesso informazioni contraddittorie sugli effetti benefici del caffè: dal confronto con i nostri risultati, quelli dei precedenti studi mostrano lo stesso andamento ma con una correlazione molto più debole”, hanno affermato i ricercatori. “L’ipotesi - hanno aggiunto - è che le differenze dipendano dal tipo di preparazione del caffè o dalla sua tipologia”. Quanto ai composti in grado di esercitare l’effetto protettivo, finora esiste una sola certezza: “È improbabile che l’effetto protettivo sia dovuto alla presenza di fitoestrogeni presenti nel caffè dal momento che non si osserva alcuna riduzione nell’incidenza del cancro ER-positivo”, ha concluso il team.



Sangue. Censis: “Precarietà e fragilità sociale minano la cultura della donazione”

“Il crescere e il dilagare dell'incertezza nella società possono minare i fondamenti stessi della cultura della donazione di sangue”. Ad affermalo è stata Carla Collicelli, vice direttore del Censis, presentando stamani un’indagine commissionata dalla Fidas, la Federazione delle associazioni di donatori di sangue, in occasione del Congresso nazionale Fidas in corso a Parma.
Da quanto emerge dall’indagine, infatti, che a donare sono soprattutto le persone attive nel tessuto produttivo del Paese. Mentre l'attitudine alla donazione è, più tenue in quelle fasce di popolazione che si percepiscono più deboli, sotto il profilo non solo sanitario, ma soprattutto sotto quello sociale ed economico: chi in generale rimane fuori dal mondo del lavoro, non riesce a sentirsi nella posizione di poter dare.
Passando ai numeri, i donatori di sangue lavoratori rappresentano il 74,7% di tutti i donatori, mentre gli inattivi (casalinghe, pensionati, studenti) rappresentano il 21%. Il Censis osserva poi tra i donatori una minore incidenza di adulti tra i 45 ed i 65 anni, che rappresentano il 32,7% del campione ma sono il 40,7% della popolazione italiana di riferimento. I giovani sotto i 29 anni, invece, sono il 20,3% dei donatori, a fronte del 18,4% di tutta la popolazione. E benché di norma le donne possano donare sangue intero non più di 2 volte l’anno (contro le 4 degli uomini), si sottolinea l'aumento delle donatrici resta un obiettivo su cui insistere: oggi solo il 31,2% dei donatori periodici è costituito da donne, contro il 68,8% di uomini
Quanto alle ragioni che inducono alla prima donazione, al di là dell'altruismo, prevale la possibilità di tenere sotto controllo il proprio stato di salute (60,3% del campione); seguita dall’avere amici che donano regolarmente (42,8%) e dalla consuetudine familiare per il 32,8%.
“Una fotografia dello stato della donazione in Italia, – ha commentato Aldo Ozino Caligaris, presidente nazionale della Fidas -, che ci offre indicazioni importanti riguardo ai settori dove andare ad operare e sulle modalità con cui attrarre nuovi soggetti alla donazione del sangue”.


Sesso, da oggi il viagra si scioglie in bocca e sa di menta

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