giovedì 7 gennaio 2016

L'alimentazione come stile di vita per una buona salute

L’importanza e lo stretto legame del binomio “alimentazione e buona salute” è sottolineata dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) che considera nutrizione adeguata e salute diritti umani fondamentali. L’alimentazione è uno dei fattori che maggiormente incidono sullo sviluppo, sul rendimento e sulla produttività delle persone, sulla qualità della vita e sulle condizioni psico-fisiche con cui si affronta l’invecchiamento. Inoltre una dieta corretta è un validissimo strumento di prevenzione per molte malattie e di trattamento per molte altre.
Ecco a vostra disposizione una piccola sintesi delle più recenti conoscenze in tema di alimentazione (benefici e vantaggi, rischi di malattia) e un aggiornamento sulla situazione italiana (comportamenti alimentari, frequenza di sovrappeso e obesità, iniziative in atto per promuovere una corretta alimentazione).
Sono consigli per mangiare bene e in modo salutare, modificando quando necessario i propri comportamenti. Si ricorda che non bisogna mettersi a dieta se non con il consiglio del proprio medico che prescriverà la dieta adeguata.
Ogni domanda è un link, cliccandoci avrete le risposte ai vostri dubbi e le conferme o smentite delle vostre certezze. 


Come si valuta il peso corporeo?

Il peso corporeo, a differenza di quanto si può immaginare, può essere definito più che con misura in chilogrammi, con il valore dell’indice di massa corporea (IMC o BMI in inglese, Body Mass Index) che si calcola dividendo il peso (in kg) per la statura (in metri) elevata al quadrato.
Nell’adulto, con questo parametro si classificano la magrezza, il sovrappeso e l’obesità (vedi tabella 1).
Tabella 1 – Classificazione del peso corporeo nell’adulto sulla base dell’indice di massa corporea
<18,50
Sottopeso
18,5-24,99
Normopeso
≥25,00-29,99
Sovrappeso
≥30,00
Obesità
 
Tabella 1: Classificazione internazionale del sottopeso, sovrappeso e obesità nell’adulto, secondo il BMI (fonte: Classificazione OMS, modificata)


Anche se l’indice di massa corporea non informa con precisione sulla quantità di tessuto adiposo di una persona e sulla sua distribuzione, è un parametro molto utile. Peraltro gli atleti possono avere dei valori di indice di massa corporea elevati pure in assenza di un eccesso di grasso corporeo a causa di una massa muscolare molto sviluppata.
Bisogna comunque sapere che, a parità di indice di massa corporea, l’accumulo di grasso a livello dell’addome si associa a un maggior rischio di malattie cardiovascolari e di alterazioni del metabolismo.

E’ VERO CHE SE SI È DI “COSTITUZIONE ROBUSTA” È ACCETTABILE UN UN INDICE DI MASSA CORPOREA UN PO’ PIÙ ELEVATO, SENZA ESSERE SOVRAPPESO OD OBESI?
E' VERO CHE ALMENO FINCHÉ SI È PICCOLI È CONCESSO ESSERE UN PO’ PIÙ FLORIDI?

Quanto sono diffuse nel mondo le abitudini alimentari non corrette?

La diffusione crescente del sovrappeso e dell’obesità nel mondo rende ragione del termine globesity, coniato per indicare una “globale e crescente epidemia di sovrappeso e obesità” che minaccia la salute della popolazione mondiale. In Europa, l’OMS segnala che la frequenza dell’obesità è triplicata negli ultimi due decenni e ha ormai raggiunto proporzioni epidemiche.
A peggiorare la situazione c’è poi la sedentarietà. Sempre l’OMS stima infatti che circa il 41% degli europei non svolga alcun tipo di attività fisica moderata nell’arco della settimana e questo aumenta il rischio di malattie croniche.

E' VERO CHE LA TENDENZA CRESCENTE AL SOVRAPPESO E ALL’OBESITÀ NEL MONDO INTERESSA LE NAZIONI RICCHE?

Quali fattori entrano in gioco in un’alimentazione non corretta?

L’errore alimentare più comune consiste nello squilibrio tra assunzione di calorie e consumo dell’energia introdotta nella dieta, con un eccesso relativo della prima che conduce all’accumulo di grasso.
Un contributo significativo all’aumento del peso deriva da uno stile alimentare tipico dei fast food: porzioni molto abbondanti e a poco prezzo a scapito della qualità degli alimenti, con scarsa presenza di frutta e verdura e alimenti freschi.
E’ stato dimostrato che gli alimenti più preziosi per la salute (frutta e verdura e in generale tutti gli alimenti freschi) incidono sulla spesa domestica e le persone economicamente svantaggiate tendono a scegliere alimenti meno costosi (conservati e quindi con alto contenuto di grassi saturi e sale).
Un’altra abitudine alimentare non salutare, ma della quale le persone hanno scarsa consapevolezza (iperconsumo passivo), è il consumo fuori pasto di cibi altamente energetici e di bevande zuccherate che non risponde a una reale necessità dell’organismo ma obbedisce all’offerta continua di alimenti e bevande sulla spinta della pubblicità, specie della televisione, che promuove selettivamente alimenti calorici, ricchi di grassi, sale e zuccheri e di bevande zuccherine. Soprattutto i bambini e le classi sociali svantaggiate rappresentano il bersaglio di queste forme di promozione di abitudini alimentari non corrette.
Il ruolo negativo della televisione (come anche dei videogiochi) si esercita anche tramite la tendenza alla sedentarietà, dal momento che le ore destinate all’attività fisica vengono sostituite da lunghi tempi di permanenza di fronte al video. Ciò vale soprattutto per i giovani, ma questo stile di vita riguarda sempre di più anche gli adulti.
D’altra parte sono sempre più chiare le prove che le abitudini alimentari acquisite nell’infanzia si mantengono tendenzialmente per tutta la vita. La famiglia (in particolare la figura materna) e la scuola hanno perciò un ruolo determinante nell’influenzare le scelte alimentari future.
La scuola può contribuire distribuendo una merenda bilanciata a metà mattina, impostando menù salutari nelle mense scolastiche, eliminando spuntini e bevande caloriche dai distributori automatici e facendo svolgere almeno le due ore di attività motoria suggerite dal curriculum scolastico a tutti gli alunni. Nel contesto scolastico sta diventando sempre più importante la questione del cosiddetto obesity bias, ovvero la tendenza a giudicare negativamente una persona in sovrappeso che ha come conseguenze derisione e critiche emotivamente dannose per i bambini e gli adolescenti coinvolti.

E' VERO CHE ANCHE SE LE ABITUDINI ALIMENTARI SBAGLIATE SI IMPARANO DA PICCOLI CI VUOLE TEMPO PERCHÉ L’ORGANISMO NE RISENTA?
E' VERO CHE ANCHE SE SI STA AFFERMANDO LO STILE FAST FOOD E DOVUNQUE C’È OFFERTA DI CIBO, IL SENSO DELLA SAZIETÀ CI DIFENDE DA QUESTI STIMOLI IMPROPRI E CONTINUI?

Quali danni alla salute possono derivare da un’alimentazione non corretta?

Secondo l’Atlante delle malattie cardiache e dell’ictus cerebrale pubblicato dall’Organizzazione mondiale della sanità, l’alimentazione non corretta e la sedentarietà sono tra i maggiori responsabili (precedute solo dall’abitudine al fumo) dei 17 milioni di morti per malattie circolatorie cardiache e cerebrali.
Un grosso contributo negativo è fornito indubbiamente dall’eccesso di grassi e in particolare da quelli di origine animale (cioè i grassi saturi e il colesterolo) che aumentano i livelli di lipidi pericolosi nel sangue (LDL) e riducono il cosiddetto colesterolo buono (HDL), favorendo cosi i processi di aterosclerosi.
Gli alimenti più ricchi di acidi grassi saturi e colesterolo sono la carne e gli insaccati, i formaggi, gli oli da frittura. Se al consumo di questi alimenti si aggiunge una condizione di sovrappeso o di obesità, come spesso accade, il rischio per il cuore è amplificato.
L’alimentazione influenza anche il rischio di cancro. A oggi è stata identificata una chiara relazione tra tumori dello stomaco e dell’esofago e un’alimentazione ricca di carne rossa. Esiste poi un rischio aggiuntivo di neoplasie dell’apparato digerente dovuto all’assunzione di alcol. Più dubbie sono le relazioni tra dieta e tumore della prostata, del rene e della vescica e ancora meno con il tumore della mammella.
Dopo molti anni di analisi di oltre 7.000 studi scientifici, l’American Institute of Cancer Research (AICR) e il World Cancer Research Fund (WRF), due autorevoli società scientifiche statunitensi, hanno messo a punto un decalogo di raccomandazioni per la prevenzione del cancro a tavola (vedi tabella 2).
Tabella 2 – Raccomandazioni AICR/WRF per la prevenzione del cancro attraverso l’alimentazione
1. Mantenersi il più possibile magri ma evitare di essere sottopeso
2. Praticare l’attività fisica per almeno 30 minuti al giorno
3. Evitare le bevande zuccherate. Limitare il consumo di alimenti a elevato apporto calorico
4. Consumare ortaggi, frutta, cereali e legumi di vario tipo
5. Limitare il consumo di carne rossa (come vitello, maiale e agnello) ed evitare le carni conservate
6. Se si consumano bevande alcoliche, limitarsi a 2 unità alcoliche al giorno per l’uomo e 1 unità alcolica per la donna
7. Limitare il consumo di cibi salati e gli alimenti conservati sotto sale (cloruro di sodio)
8. Non usare integratori/supplementi per la prevenzione del cancro
9. Proseguire l’allattamento al seno fino al sesto mese e poi passare ad altre bevande e alimenti
10. Chi ha una storia di cancro deve, dopo il trattamento, seguire le raccomandazioni per la prevenzione oncologica

E' VERO CHE SOVRAPPESO E OBESITÀ SONO ALMENO IN PARTE COLPEVOLI DI DECINE DI MIGLIAIA DI CASI DI TUMORI?

Quali sono gli alimenti da preferire e quali da limitare per una dieta sana?

I grassi sono un elemento importante della dieta, ma ne va limitata la quantità (vedi tabella 3) e soprattutto vanno scelti secondo la qualità. I grassi dovrebbero rappresentare circa un terzo delle calorie da assumere quotidianamente, ma vanno privilegiati i grassi essenziali insaturi (quelli del tipo omega-3 e omega-6 contenuti negli oli di semi e nel pesce) e limitati i grassi animali.
Per quanto riguarda gli zuccheri (carboidrati), va raccomandato soprattutto il consumo di quelli complessi (ricchi di amido e presenti in cereali, pasta riso, legumi secchi e patate), limitando l’assunzione di carboidrati semplici (il glucosio, il saccarosio e il fruttosio presenti in dolci, merendine e snack). L’eccessiva assunzione di zuccheri semplici nell’infanzia, insieme al mancato consumo della prima colazione va corretto perché  rappresenta, insieme a sedentarietà e scarso introito di frutta e verdura, uno dei fattori di rischio per sovrappeso e obesità.
Molti studi indicano che un abbondante consumo frutta e verdura fresca, ma anche di cereali e legumi, riduce il rischio cardio e cerebrovascolare (e anche la mortalità per queste cause) nonché  la probabilità di insorgenza di tumori del colon-retto e del polmone.
Una parte dei benefici derivanti dagli ortaggi è legato anche alla presenza di fibra alimentare, il cui introito raccomandato è intorno ai 30 g al giorno. Il contenuto di fibre alimentari controlla l’assorbimento di zuccheri e grassi e quindi i livelli di glucosio e grassi nel sangue. Inoltre facilita il raggiungimento del senso di sazietà. Infine è importante l’apporto con la frutta e la verdura di micronutrienti, come vitamine, sostanze antiossidanti e sali minerali.
Si calcola che se ogni cittadino dell’Unione Europea consumasse 600 grammi di frutta e verdura al giorno, si eviterebbero più di 135 mila morti all’anno per malattie cardiovascolari. La soglia di 400 grammi al giorno, corrispondente a circa 5 porzioni (five a day), è la quantità minima consigliata.
Tabella 3 -  La ripartizione ideale degli alimenti e delle calorie
Per gruppi di alimenti
In una dieta equilibrata le calorie dovrebbero provenire:
  • per circa il 55-60% dai carboidrati
  • per il 28-30% dai grassi
  • per il 10-12% dalle proteine
Nell’arco della giornata
Le calorie giornaliere devono essere introdotte:
  • per il 20% a colazione
  • per il 40% a pranzo
  • per il 30% a cena
  • per il 5% a metà mattina
  • per il 5% a metà pomeriggio

DA:
1. Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione (INRAN), Linee guida per una sana alimentazione italiana. 2003.
http://www.inran.it/648/linee_guida.html
2. Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione (INRAN), Nuova piramide alimentare della dieta mediterranea.
http://www.inran.it/358/31/news/ecco-la-nuova-piramide-alimentare--della--dieta-mediterranea.html
Per quanto frutta e verdura diano un contributo prezioso all’organismo per la loro ricchezza di vitamine e sali minerali, l’abitudine in costante crescita di aggiungere alla dieta integratori alimentari (a base principalmente di vitamine del gruppo A, B, C, E, di folati e beta carotene con o senza l’aggiunta di minerali) ha fatto discutere la comunità scientifica. Infatti non è provata un loro effetto sulla riduzione del rischio di malattie cardiache e tumori e anzi sono emersi alcuni rischi.
In merito all’utilizzo degli integratori alimentari il Ministero della Salute ha emanato nel 2002 una Circolare dove si specifica che un regime alimentare con un’adeguata e variata combinazione dei comuni alimenti è in grado di soddisfare il fabbisogno nutrizionale di tutte le fasce della popolazione. La stessa Circolare precisa che l’impiego degli integratori non deve essere inteso come un mezzo per correggere comportamenti alimentari inadeguati (per esempio diete ipocaloriche molto rigide).
Il Ministero della Salute, a garanzia della sicurezza del consumatore, ha stabilito l’apporto giornaliero massimo di vitamine e minerali (vedi tabella 4).
Tabella 4 -  Linee guida del Ministero della Salute relative agli apporti giornalieri di vitamine e minerali ammessi negli integratori alimentari
Linee guida del Ministero della salute
vitamina A
mcg 1.200
vitamina D
mcg 7,5
vitamina E
mg 36
vitamina K
mcg 105
vitamina C
mg 240
tiamina (vitamina B1)
mg 2,1
riboflavina (vitamina B2)
mg 2,4
niacina
mg 27
vitamina B6
mg 3
acido folico
mcg 400
vitamina B12
mcg 3,75
biotina
mg 0,225
acido pantotenico
mg 18
beta carotene
mg 7,5


calcio
mg 1.200
magnesio
mg 450
fosforo
mg 1.200
ferro
mg 21
zinco
mg 22,5
iodio
mcg 225
rame
mg 1,8
fluoro
mg 4
selenio
mcg 83
manganese
mcg 10
cromo
mcg 200
molibdeno
mcg 100
boro
mg 1,5

Un’alimentazione equilibrata deve infatti prevedere un’assunzione moderata di sale. Secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN), ogni giorno l’adulto italiano assume con l’alimentazione in media circa 10 g di sale (corrispondenti a circa 4 g di sodio: 1 grammo di sale da cucina ovvero di cloruro di sodio contiene 393,4 mg di sodio), un valore quasi dieci volte superiore a quello necessario. L’OMS fissa la dose massima consentita a 5 g al giorno di sale (circa 2 g di sodio, ovvero mezzo cucchiaio da cucina). Questa semplice misura dietetica sarebbe in grado di ridurre i livelli di pressione arteriosa e consentire un miglior controllo dell’ipertensione (quindi anche della necessità di farmaci antipertensivi) e una riduzione delle conseguenze di questa condizione (ictus e malattie coronariche).

E' VERO CHE CI SONO ALCUNE SITUAZIONI IN CUI LE QUANTITÀ RACCOMANDATE DI INTEGRATORI POSSONO ESSERE SUPERATE?
E' VERO CHE QUANDO SI VOGLIONO RIDURRE LE CALORIE È BENE SALTARE I PASTI MENO IMPORTANTI?
E' VERO CHE IL MIELE FA MENO DANNI DELLO ZUCCHERO?

Quali modelli di alimentazione salutare si possono proporre?

La dieta mediterranea è un modello nutrizionale caratterizzato dall’assunzione di frutta, verdura e cibi contenenti amidi non raffinati, che ben risponde ai requisiti di un’assunzione equilibrata di nutrienti. Il termine “dieta” non deve ingannare perché  non si tratta di uno specifico regime, ma di un insieme di abitudini alimentari consolidate dalla tradizione e seguite dai popoli della regione mediterranea. Le prime segnalazioni di benefici per la salute derivanti dalla dieta mediterranea risalgono agli anni ’80, quando è stata dimostrata una riduzione delle malattie cardiovascolari e dell’ictus, ma anche di tumori (soprattutto dell’apparato digerente). Una prova dei potenziali vantaggi della dieta mediterranea è anche il fatto che italiani, spagnoli e francesi sono tra le popolazioni più longeve in Europa.
L’azione protettiva dipende da un migliore controllo del metabolismo dei grassi e degli zuccheri con conseguenze favorevoli sia sulla minore tendenza all’accumulo di tessuto grasso sia sul mantenimento di una maggiore integrità dei vasi sanguigni.
Chi, oltre a seguire la dieta mediterranea, pratica anche livelli adeguati di esercizio fisico, non fuma o non consuma quantità eccessive di alcol, riduce di circa il 50% la probabilità di morire per malattie del cuore o tumori.
La dieta mediterranea è ben rappresentata nell’immagine della piramide alimentare (vedi figura 1) in cui trovano spazio gruppi di alimenti e raccomandazioni nutrizionali utili per tutta la popolazione adulta dai 18 ai 65 anni. Alla base della piramide ci sono le raccomandazioni a stili di vita salutari e a bere molta acqua. Seguono poi, dalla base verso l’apice, gli alimenti che devono far parte di tutti i pasti della settimana, quelli che vanno introdotti ogni giorno ma non necessariamente in tutti i pasti, e infine i cibi che si devono introdurre durante l’arco della settimana, variando di volta in volta la composizione dei pasti. In cima alla piramide sono collocati gli alimenti con cui è bene non esagerare.
Pesce, legumi, verdure, frutta fresca e secca, olio d’oliva come fonte prevalente di grassi, prodotti di stagione non processati, e modiche quantità di vino sono la chiave di una buona salute. Parimenti, occorre ridurre la assunzione di sale, carni rosse, insaccati e condimenti di origine animale. E’ consigliata la massima cautela e moderazione nell’assunzione di alcol secondo il principio dell’Organizzazione mondiale della sanità “Meno alcol è meglio”. Il consumo di bevande alcoliche è invece assolutamente da evitare durante la giovane età, in gravidanza e durante l’allattamento.
 
 Figura 1 - La piramide alimentare
Piramide alimentare
Da: Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione (INRAN), Nuova piramide alimentare della dieta mediterranea.
http://www.inran.it/358/31/news/ecco-la-nuova-piramide-alimentare--della--dieta-mediterranea.html


E' VERO CHE LA DIETA MEDITERRANEA È UTILE PER RALLENTARE L’INVECCHIAMENTO NATURALE DELLE FUNZIONI INTELLETTIVE?
E' VERO CHE ESSERE VEGETARIANI CONFERISCE GLI STESSI VANTAGGI DELLA DIETA MEDITERRANEA?
E' VERO CHE LA DIETA MEDITERRANEA NON È ABBASTANZA NUTRIENTE PER LE PERSONE GIOVANI?

Come si comportano gli italiani a tavola... e sulla bilancia?

Nonostante gli italiani abbiano un’ampia disponibilità degli alimenti raccomandati dalla dieta mediterranea, meno del 10% consuma almeno 5 porzioni al giorno di frutta e verdura (five a day). Questo traguardo ottimale è raggiunto più frequentemente dalle donne, nella classe di età tra i 50 e i 69 anni e con un alto livello di istruzione. Circa il 40% si assesta sulle 3-4 porzioni e il 97% consuma almeno una porzione al giorno.
L’85,5% degli italiani consuma almeno una porzione di pane, pasta o riso al giorno. Tra le carni sono preferite, nella misura di “qualche volta la settimana” quelle bianche (79%), seguite dalle carni bovine (72%), dai salumi e dalla carni di maiale (61% e 46%). Il consumo di pesce (60% in media) mostra un’ampia variabilità regionale.
Tra i giovani si registra purtroppo una tendenza fortemente crescente nel consumo di alcolici fuori pasto, aperitivi alcolici e superalcolici. Sempre nei giovani il consumo di carne è troppo elevato rispetto alle raccomandazioni, mentre quello di pesce è modesto.
Data l’importanza di avere informazioni sulla situazione nutrizionale e sull’eccesso di peso in funzione della salute, le autorità sanitarie compiono molti sforzi per seguirne l’andamento nei bambini, negli adulti e negli anziani. A questo scopo in Italia sono attivi alcuni sistemi di “sorveglianza epidemiologica” che forniscono informazioni importanti per guidare la promozione di una alimentazione corretta nelle varie fasce di età e predisporre interventi efficaci di prevenzione.
Il sistema di sorveglianza Passi (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia) valuta i fattori comportamentali a rischio e i relativi programmi di prevenzione nella popolazione adulta. Passi conferma che il peso corporeo medio della popolazione italiana è aumentato negli ultimi decenni. Dal rapporto nazionale 2010 emerge che circa 3 adulti su 10 sono in sovrappeso, uno su 10 è obeso e che il sovrappeso cresce in modo rilevante con l’età ed è più frequente negli uomini e nelle persone con un livello culturale, sociale ed economico più basso. L’eccesso di peso è più diffuso al Sud: in particolare, nel 2010 la Puglia ha la percentuale più alta di persone sovrappeso od obese (49%).
Tra l’altro molti non si accorgono della propria situazione: il 46% delle persone in sovrappeso ritiene il proprio peso adeguato e l’1% perfino troppo basso.
Per quanto riguarda i bambini sono disponibili i dati sull’alimentazione e l’attività fisica forniti dal sistema di sorveglianza OKkio alla Salute, relativi a oltre 40 mila scolari di 8-9 anni. Il 22,9% dei bambini risulta sovrappeso e l’11,1% obeso, anche in questo caso con una distribuzione prevalente nelle regioni del Centro e del Sud. Si può calcolare che, tra gli alunni delle elementari, siano circa un milione e centomila quelli in eccesso ponderale e quasi 400 mila gli obesi.
Importanti sono le informazioni di OKkio alla Salute sulla qualità delle scelte alimentari. E’ emerso che un bambino su dieci non fa colazione; uno su tre fa una colazione non adeguata (ossia sbilanciata in termini di carboidrati e proteine); sette bambini su dieci eccedono nella merenda di metà mattina; un bambino su quattro non assume quotidianamente frutta e verdura; quasi un bambino su due beve quotidianamente bevande zuccherate e/o gassate. Peggiora la situazione il fatto che il 36% delle madri di bambini in sovrappeso od obesi non ritiene che il proprio figlio abbia un eccesso di peso e due genitori su tre di bambini in sovrappeso od obesi sembrano sottovalutare la quantità di cibo assunta dai propri figli. Inoltre, un bambino su cinque pratica sport per non più di un’ora la settimana e circa una madre su due ritiene che il proprio figlio, anche se inattivo, svolga un’attività motoria sufficiente. Solo un bambino su quattro si reca a scuola a piedi o in bicicletta. Infine, quasi un bambino su due abusa di televisione e di videogiochi (oltre tre ore al giorno), comportamento favorito dal fatto che la meta dei bimbi dispone di un televisore in camera propria.
Nonostante sia chiaro il ruolo determinante della scuola per influenzare le abitudini alimentari e favorire l’attività fisica, solo il 68% delle scuole possiede una mensa e il 38% prevede la distribuzione per la merenda di metà mattina di alimenti salutari (frutta, yogurt ecc.). Inoltre, il 34% delle classi svolge meno di due ore di attività motoria a settimana.
Per quanto riguarda gli adolescenti italiani, invece, a undici anni è sovrappeso od obeso il 29,3% dei maschi e il 19,5% delle femmine, a quindici anni il 25,6% dei maschi e il 12,3% delle femmine. Lo affermano i dati dello studio Hbsc (Health Behaviour in School-aged Children) raccolti su oltre 77.000 ragazzi di 11-15 anni. Inoltre, un giovane su quattro tra gli 11 e i 15 anni tende a saltare la prima colazione; pochi consumano la frutta (20%) e la verdura (11%) più volte al giorno; più del 25% consuma bevande zuccherate e circa il 35% mangia dolci almeno una volta al giorno.

E' VERO CHE MANGIARE FUORI CASA FACILITA SCELTE ALIMENTARI NON CORRETTE?

Quali iniziative sono in atto in Italia per promuovere un’alimentazione sana?

Poiché è ormai noto che le malattie legate all’alimentazione sono una seria minaccia per la salute pubblica, in Italia, come in Europa, vengono messe in atto iniziative coordinate a livello nazionale e non di esclusiva competenza sanitaria per contrastare questa tendenza.
Il piano d’azione europeo dell’Organizzazione mondiale della sanità ha individuato quattro interventi chiave per promuovere un’alimentazione sana sono:
  • ridurre del 10% l’assunzione di grassi saturi
  • ridurre del 10% l’apporto di energia dagli zuccheri
  • assumere 400 g al giorno di frutta e verdura
  • assumere al massimo 5 g al giorno di sale.
Il programma italiano di Guadagnare salute si collega alla strategia europea per la prevenzione e il controllo delle malattie croniche e degenerative molto diffuse attraverso la promozione di comportamenti e stili di vita salutari. Si basa su un accordo tra il Governo e le Regioni e le Provincie autonome e coinvolge ben 9 Ministeri. Si propone di intervenire su quattro fattori di rischio modificabili (fumo, alcol, sedentarietà, scorretta alimentazione) assicurando ai cittadini comunicazione, informazione ed educazione complete su questi temi. Guadagnare Salute prevede accordi trasversali e alleanze con aziende alimentari, alleanze con il mondo della scuola e del lavoro, interventi sui produttori e distributori di tabacco, di bevande alcoliche e ristoratori. Si articola in interventi multisettoriali e multicomponenti che hanno valenza comunicativa, informativa ed educativa. La comunicazione, in particolare, è un elemento privilegiato in quanto strumento importante di conoscenza per cittadini e operatori, in grado di veicolare informazioni corrette anche attraverso messaggi semplici (per esempio, in tema di corretta alimentazione, il messaggio “5 al giorno”: almeno cinque porzioni di frutta e verdura al giorno).
Tra le iniziative più interessanti “Poco sale per…Guadagnare Salute” ha come obiettivo la promozione di un’alimentazione povera di sale. Si tratta di un accordo sottoscritto nel 2010 tra i panificatori italiani e il ministero della Salute per la riduzione progressiva del sale nel pane (una delle principali fonti di sodio nell’alimentazione degli italiani).
Data l’importanza di informare ed educare le generazioni più giovani, il ministero della Salute, il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, l’Istituto superiore di sanità e le Regioni hanno elaborato e distribuito materiali di comunicazione e informazione tra cui depliant per i genitori e il kit di “Canguro SaltaLaCorda” e di “Forchetta e Scarpetta” per bambini della scuola primaria. Questo strumento da usare in classe è composta da 5 unità didattiche dedicate alla sana alimentazione, all’importanza della prima colazione e di una vita attiva, alla promozione del consumo di frutta e verdura, al movimento a scuola e a casa.
Infine a partire dal 2009 il ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali ha aderito al programma comunitario “Frutta nelle scuole”, distribuendo frutta per la merenda ai bambini della scuola primaria. Accanto ai progetti coordinati a livello nazionale sono in atto numerose iniziative a livello locale.

E' VERO CHE LA MAGGIORE FONTE DI SALE (CLORURO DI SODIO) NELLA DIETA DEGLI ITALIANI È QUELLO CHE VIENE AGGIUNTO NELLA COTTURA DEI CIBI?
E' VERO CHE MANGIARE BENE È UN PROBLEMA SOLO PER CHI È IN SOVRAPPESO?






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L'igiene personale dell'anziano demente

Per il caregiver convincere l’anziano a lavarsi può diventare un problema importante: alcuni consigli utili.
Sono diversi gli atteggiamenti che il singolo anziano demente può dimostrare verso le cure igieniche personali: in alcuni casi possono essere accettate di buon grado, in altri con tolleranza, in alcuni addirittura con insofferenza.

Per il caregiver possono quindi crearsi disagi e contenziosi col congiunto, su un aspetto di vita quotidiana peraltro assai importante: le cure igieniche sono necessarie non solo perché partecipano alla prevenzione di una serie di inconvenienti per la salute, ma anche per il benessere globale della persona.

La necessità di effettuare un bagno o la doccia può essere meno sentita o anche addirittura ignorata dall’anziano demente: per alcuni di loro può divenire un’esperienza confondente ed angosciosa.

Ecco quindi alcuni consigli validi sia per l’anziano che per il caregiver, ricorrendo, laddove le cure igieniche siano meno accette, in primo luogo a una pianificazione anticipata del bagno o della doccia.

E’ opportuno:
  • far fare il bagno o la doccia nel momento della giornata in cui la persona è più tranquilla e disponibile;
  • mostrarsi decisi nella proposta, soprattutto impostando le cure igieniche come una routine quotidiana;
  • sapendo che per alcuni anziani il bagno può essere un’esperienza sgradevole, mostrarsi sempre rispettosi, gentili e tranquilli;
  • spiegare alla persona le cose che ci sono da fare, passo per passo, ripetendolo tutte le volte che è necessario;
  • fare in modo che sia sempre la stessa persona ad aiutare a fare il bagno;
  • preparare l’ambiente in anticipo ed avere a disposizione tutti i materiali necessari, compresi alcuni asciugamani supplementari oltre a quelli normalmente usati;
  • prestare attenzione alla temperatura dell’ambiente e dell’acqua;
  • ridurre al minimo i rischi per la sicurezza, avendo cura che l’anziano possa avvalersi di maniglie per la doccia, barre per aggrapparsi, sedute antiscivolo  e  materassini antiscivolo;
  • non lasciare mai l’anziano da solo nel bagno o nella doccia;
  • ricorrere a lavaggi parziali quando il bagno può non essere necessario.
Per saperne di più:
National Institute on Aging, Caregiver Guide, Marzo 2010. Traduzione e adattamento “Demenza: guida per il caregiver”, a cura di Luigi Tonelli, Paola Trapé e Antonio Bavazzano (2011)

Bibite gassate, se ne bevono troppe

Il consumo di bevande gassate è molto elevato e rappresenta uno dei fattori di rischio di obesità anche tra i più giovani. 
Il problema è piuttosto serio, la percentuale di persone obese è in costante aumento: secondo le stime dei medici britannici nel 2030 il 30% della popolazione britannica potrebbe essere obesa. Il rischio riguarda tutti dai più grandi ai più piccoli ed è dovuto al consumo inconsapevole di zuccheri. A dirlo sono i medici della British Medical Association (Bma) che per tentare di limitarne il consumo hanno addirittura proposto una tassa extra del 20% su tutte le bevande a base di zucchero gassate.
La tassa, se applicata riuscirà a dissuadere i consumatori di bevande gassate? Forse no, ma l'appello degli esperti è finalizzato a sottolineare l'importanza di corretti stili di vita. I problemi conseguenti a cattive abitudini alimentari si riflettono pesantemente sulla salute oltre che sui costi necessarie alla gestione e al trattamento di patologie che con sane abitudini si potrebbero prevenire.
Per approfondire e/o trovare ulteriori informazioni è possibile consultare il sito del Ministero della Salute all'indirizzo www.salute.gov.it/ o il sito della British medical association (Bma) bma.org.uk/.

Fonte: infermieriperlasalute.it


Fame nervosa o comfort food

In alcune condizioni di stress, il cibo può diventare un elemento consolatorio o riduttivo della pressione che si vive. Tra i vari cibi comfort, i dolci sono tra i più privilegiati  
La ricerca scientifica ha ormai messo in luce che i regimi alimentari eccessivamente restrittivi, per esempio verso gli zuccheri, possono provocare squilibri nutrizionali e disturbi del comportamento alimentare.
Oggi sono molto in voga le diete per ridurre il proprio peso incentrate sull’esclusione selettiva di quegli alimenti considerati pericolosi. In realtà demonizzare un cibo o l’altro è del tutto inutile se non controproducente: questi alimenti, infatti, per il fatto stesso di essere proibiti, possono diventare irresistibili, portando le persone a cadere nella cosiddetta tentazione, ovvero non solo nel loro consumo, ma addirittura nell’abuso. Ciò è particolarmente vero per il gusto dolce, che registra un elevato gradimento già nei neonati: lo dimostra il fatto che, se proposta loro una soluzione diluita di zucchero, i piccoli reagiscono con una espressione facciale di tranquillità e soddisfazione.
Uno studio statunitense pubblicato su Appetite, riguardante oltre 2.350 donne, fa chiaramente identificare che in donne tra i 18 e 19 anni si riscontrava il ricorso al cosiddetto comfort food in condizioni di rabbia, noia, stress, preoccupazione, così come in altre situazioni emotive negative per il soggetto. Lo studio mette in primo piano che la percezione dello stress in relazione a situazioni critiche risultava minore in chi utilizzava il comfort food, come  a dire mangia che ti passa!
Va perciò riconosciuto un potere rilassante ai cibi dolci. Ma ancora più importante è favorire nelle persone, anche col contributo dei professionisti della salute, la consapevolezza che si possono gestire le situazioni e gli eventi stressanti con altre modalità, senza ricorrere al cibo: la frustrazione o le situazioni di pressing sono parte della vita, meglio trovare gli strumenti dentro di sé piuttosto che attraverso i dolci

fonte:http://www.infermieriperlasalute.it/

sabato 19 dicembre 2015

Trapianti: Agenas premia l’Ismett di Palermo

L’Istituto Mediterraneo per i trapianti si colloca fra le prime strutture in Italia che ha un indice di mortalità post trapianto a 30 giorni dello 0%



PALERMO. Risultato di eccellenza per ISMETT anche nell’edizione 2015 delProgramma Nazionale Esiti (PNE), realizzato da Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) fin dal 2010 per conto del Ministero della Salute. Il centro palermitano è ai vertici delle valutazioni fatte dall’Agenzia Nazionale per quanto riguarda l’indicatore che valuta la mortalità a 30 giorni per le procedure chirurgiche (cardiochirurgia, chirurgia addominale e chirurgia toracica).
L’ISMETT, infatti, si colloca ben al di sotto della media nazionale al primo posto fra le strutture che fanno parte del Servizio Sanitario Regionale Siciliano e fra le prime strutture in Italia. In particolar modo, ISMETT registra mortalità a 30 giorni dello 0% dopo un intervento di chirurgia per tumore al polmone, fegato e colon. Le medie nazionali sono rispettivamente di 1,3%; 2,65% e 4,07%. Nel caso di sostituzione di valvole cardiache, invece, la mortalità a 30 giorni in ISMETT è dello 0,93% contro una media nazionale del 2,84%.
I risultati del nostro lavoro si confermano tra i migliori a livello nazionale ed internazionale e sono il prodotto dell’intensa collaborazione tra tutti i professionisti dell’istituto: medici, infermieri, tecnici e amministrativi – sottolinea Bruno Gridelli, Direttore di ISMETT – Le conoscenze e competenze che possiamo mettere a disposizione dei nostri pazienti si mantengono sempre ai livelli più alti grazie all’integrazione con UPMC. Il collegamento tra noi e i colleghi di Pittsburgh è un potente strumento di miglioramento continuo della qualità e efficienza del lavoro di ISMETT. Ci auguriamo che anche questi dati di Agenas vengano presi adeguatamente in considerazione in questa face di crescita dell’Istituto.
ll Programma Nazionale Esitiesprime valutazioni comparative di efficacia, sicurezza, efficienza e qualità delle cure fornite dal servizio sanitario, utilizzando 146 indicatori (per questa edizione il numero di indicatori è salito, l’anno scorso erano 129), la fonte dei dati è rappresentata dai flussi informativi nazionali (Schede di dimissione ospedaliera – SDO aggiornate al 2014).


Fonte nurse24

Competenze infermieristiche, le linee guida europee

Elaborate dall’EFN per l’attuazione dell’articolo 31 all’interno dei programmi nazionali di formazione degli infermieri ai fini del riconoscimento delle competenze previste dalla Direttiva 2005/36/CE

Policlinico Vittorio Emanuele di Catania: firmato accordo per l’assegnazione delle fasce di progressione orizzontale

“Siamo soddisfatti per i lavoratori, una boccata d’ossigeno in busta paga, un accordo che arriva dopo circa cinque mesi di trattative" – commentano i sindacalisti.


CATANIA.  Finalmente una bella notizia per lavoratrici e lavoratori del Policlinico Vittorio Emanuele di Catania. E’stato, finalmente, sottoscritto questa mattina nei locali di via Santa Sofia l’accordo decentrato per le progressioni economiche orizzontali durante la riunione di delegazione trattante tra le Rappresentanze sindacali unitarie come parte sindacale e la parte pubblica composta dal direttore generale Paolo Cantaro, direttore sanitario Antonio Lazzara e direttore amministrativo Giampiero Bonaccorsi.
E’ un ottimo risultato quello che abbiamo raggiunto, la prima azienda ospedaliera in provincia di Catania su 4 aziende sanitarie, per il passaggio di fascia del personale del comparto – commentano i dirigenti sindacali della Rsu – Su 2300 circa aventi diritto, il 45%  dei lavoratori, quindi più di 1000, potrà transitare alla fascia superiore, in media di circa 60 euro lordi”.
A darne notizia Calogero Coniglio, Segretario Territoriale Regionale FSI-CNI.
La quota sarà erogata l’anno nuovo e sarà comprensiva degli arretrati che decorrono dall’1 gennaio 2015, per il restante personale sarà stilata una graduatoria valida due anni e ordinata in base ai criteri di legge: quando si libereranno risorse economiche verranno assegnate le fasce facendo scorrere la graduatoria.
Siamo soddisfatti per i lavoratori, una boccata d’ossigeno in busta paga, un accordo che arriva dopo circa cinque mesi di trattative – commentano i sindacalisti –Sono sei anni che non viene rinnovato il contratto nazionale, un piccolo riconoscimento, ad un migliaio di lavoratori che ogni giorno, pur nelle difficoltà, con la carenza di personale e i super carichi di lavoro, garantiscono un servizio fondamentale come quello dell’assistenza dei pazientiDopo tanti solleciti alla direzione alla fine quest’ultima ha rispettato i tempi di legge, la finestra si chiudeva il 31 dicembre 2015. La fermezza degli eletti Rsu conferma la coerenza degli obiettivi dichiarati con quelli raggiunti. Il nostro impegno conclude la segreteria – sarà costante e continuo nel presidiare il completamento delle procedure necessarie.”


Fonte nurse24.it

Mangiacavalli: vi spiego perché l’Inghilterra sta assumendo così tanti infermieri italiani

Durante il convegno del 12 dicembre, promosso dal Collegio Infermieri di Salerno in sinergia con il Coordinamento interregionale Campania-Molise-Basilicata, la presidente degli infermieri italiani ha espresso un giudizio complessivo sulle competenze specialistiche e occupazione infermieristica


SALERNO. “Gli infermieri italiani stanno facendo colloqui per andare in Inghilterra perché si sono aperte queste possibilità occupazionali e perché l’Inghilterra reputa la preparazione degli infermieri italiani eccellente per quelle che sono le necessità del servizio sanitario nazionale inglese”. La presidente degli infermieri italiani, Barbara Mangiacavalli, ha spiegato –  in un intervista a Nurse24.it e al Corriere del Mezzogiorno –  il motivo per cui circa 2500 professionisti sono scappati nel Regno Unito. In Italia la mancanza di concorsi e assunzioni, l’assenza di prospettive e di contratti a tempo indeterminato spinge molti professionisti sul mercato estero.
Stando alle stime dell’Ipasvi si è registrato un incremento del 70% negli ultimi tre anni: infatti fino al 2012 chi decideva di trasferirsi oltremanica lo faceva più per scelta che per necessità. In Inghilterra il 40% della forza lavoro negli ospedali è costituita da infermieri e medici stranieri. “L’Inghilterra – ha continuato la presidente Barbara – da quando ha deciso di rilanciare il servizio sanitario nazionale inglese è partita dall’analisi dei bisogni della popolazione e l’analisi dei bisogni ha messo in evidenzia come occorrevano professionisti per prendere in carico la cronicità, le fragilità, le disabilità per gestire e prendere in carico tutto quello che è il post acuto fuori dall’ospedale e ha fatto la scelta di investire sugli infermieri.”
Il sistema sanitario nazionale è sempre più in affanno considerando che oltre al blocco del turnover si aggiunge anche la completa applicazione della legge 161 del 2014 sulle disposizioni in materia di orario di lavoro del personale del SSN mettendo ancor più a rischio l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza (LEA). “In Italia noi non li stiamo assumendo non perché ne stiamo formando troppi ma perché c’è una stasi occupazionale che riguarda tutto il paese e tutte le professioni con provvedimenti normativi che hanno vincolato il turnover per mantenere dei livelli di spesa sotto controllo e con provvedimenti normativi che hanno ampliato l’uscita dal servizio del mondo del lavoro. Noi abbiamo in Italia una situazione in cui abbiamo infermieri cosiddetti senior che sono in servizio e ci resteranno per un po’, i giovani che non entrano per questo blocco occupazionale e blocco del turnover e un dato che ormai è palese a tutti è che abbiamo un età media dell’infermieri che sta aumentando di sei mesi ogni anno“.
Al convegno IPASVI di Salerno del 12 dicembre, si è parlato anche dicambiamento visto nell’ottica di come riuscire a dare risposta ai bisogni sanitari in continua evoluzione in riferimento a tutte quelle patologie croniche, alla fragilità fisica e psichica, alle cure di lungo termine, alla continuità assistenziale e alla gestione professionalizzata dei molteplici casi di cura.


Fonte : http://www.nurse24.it/

Imperia: Oss e Infermieri costretti alla distribuzione dei pasti, la protesta del sindacato Cgil-Fp

"Si sta aggravando una situazione che già rasenta l'accettabile, oltre a trascurare alcune attività importanti inerenti l'assistenza si offre un servizio davvero scadente, alcuni pazienti in diversi reparti sono rimasti senza cena, o costretti a consumare pasti freddi".


“OSS e Infermieri costretti ad occuparsi anche della distribuzione dei pasti”. L'ordine perentorio del Dirigente dell'ASL, che dopo aver effettuato un bel taglio sul personale addetto alla ristorazione, impone e pretende che Infermieri e OSS, già ridotti nel numero per dedicarsi a ciò che di loro competenza, assistenza e cura del paziente, si adoperino anche a distribuire i pasti.
E’ quanto evidenzia il Segretario Generale della Cgil-Fp di Imperia Tiziano Tomatis, che sostiene come il provvedimento “Sta aggravando una situazione che già rasenta l'accettabile, oltre a trascurare alcune attività importanti inerenti l'assistenza si offre un servizio davvero scadente, alcuni pazienti in diversi reparti sono rimasti senza cena, o costretti a consumare pasti freddi. Infermieri e OSS nonostante tutto stanno facendo il possibile per garantire una certa qualità ma va da sé che non è umanamente possibile fare un po di tutto”.
La Cgil Fp più volte ha sensibilizzato il Direttore Generale sulle condizioni in cui versava il personale e di conseguenza il rischio che correva l'innocente utente, ma risposte evasive o prive di contenuti accettabili ne dimostravano l'indifferenza: “Probabilmente le scelte sono fatte dall'alto e da lassù non si vede la realtà del lavoro, ne tanto meno quella del paziente ‘comune’, forse perchè quando tocca a loro le vie e le condizioni non sono le stesse. In fondo basterebbe, che questi ‘Super Dirigenti’, dedicassero una giornata nei reparti degli Ospedali per rendersi conto di quanto sta accadendo, di quali siano le condizioni degli Infermieri e degli
OSS, di cosa sia l'assistenza ad un paziente. Troppo comodo stare dietro ad una scrivania e fare piani di riordino o di tagli trasformando tutto in semplice numeri. Nessuno di questi Dirigenti ha mai spiegato alla cittadinanza che l'assegnazione di Infermieri e OSS ad un reparto è conseguenza di un calcolo matematico, cioè tot minuti per numero di letti uguale Infermieri e OSS. E questi minuti da dedicare ai pazienti vengono ancora diminuiti quando, come nel caso della distribuzione dei pasti, si aggiungono compiti supplementari”.
“Si continua a tagliare su coloro che provvedono a mantenere funzionale il servizio sanitario – termina Tomatis – mentre nulla si fa nei confronti dei tanti burocrati che dall'alto gestiscono,  organizzano e decidono, a volte senza sapere neanche com'è strutturato un reparto e di che cosa si occupano le persone che ci lavorano”.



Fonte: http://www.sanremonews.it/

ASSUNZIONI 6000 INFERMIERI E MEDICI, CHIARITI I PUNTI ESSENZIALI: ECCO TEMPI E MODALITÀ

Finalmente un po' di chiarezza per le assunzioni di infermieri e medici tra 20162017: vediamo tutte le informazioni aggiornate dopo l'approvazione dell'emendamento da parte del governo. Non mancano novità (poco piacevoli) sulle tempistiche per il concorso che dovrà stabilizzare/reclutare tremila medici e tremila infermieri.

Assunzioni infermieri e medici, bando concorso 2016, assunzioni 2017: tutto quello che c'è da sapere

Cancellato l'emendamento per le assunzioni di infermieri e medici nel 2016, anzi no:l'emendamento è stato infine approvatodopo uno dei classici balletti politici italiani. Al di là di quanto accaduto, vediamo tutto quello che sappiamo a oggi sui posti di lavoro per infermieri e medici che saranno messi in palio per far fronte all'emergenza turni negli ospedali.
Per il 2016, anzitutto, sono previsteassunzioni con contratti flessibili a tempo, che possono essere prorogati fino alla fine di ottobre del 2016. Dopo questo periodo arriverà il concorso straordinario per le assunzioni di infermieri e medici (attenzione quindi, il concorsone non sarà più bandito da marzo o poco dopo marzo,come si era ipotizzato negli scorsi giorni).
Il concorso per infermieri e medici dovrà essere indetto dopo ottobre ed entro il 31 dicembre 2016. Pertanto le tempistiche per le assunzioni a tempo indeterminato si sono allungate: il bando del concorso dovrebbe arrivare alla fine dell'anno prossimo.
Con quali modalità saranno assunti medici e infermieri? Come riportato da Repubblica, gli enti del servizio sanitario nazionale "potranno riservare il 50% dei posti disponibili nell'ambito del concorso al personale medico e infermieristico in servizio al primo gennaio prossimo che abbia maturato alla data del bando almeno tre anni di servizio, anche non continuativi, negli ultimi cinque anni con contratti a termine o co.co.co". Come già ipotizzato nei giorni scorsi, il concorso sarà destinato per la metà circa ai precari.
Il mese di marzo 2016 resta comunque importante in quanto è per allora che si attendono i dati, da parte delle regioni, relativi ai propri fabbisogni nell'ambito della sanità, che concorreranno a determinare i posti da assegnare per rinfoltire gli organici delle strutture ospedaliere.

Concorso per infermieri e medici con bando nel 2016: a quando le assunzioni vere e proprie?

Il bando del concorso arriverà quindi entro fine 2016, ma le assunzioni nella sanità, come è ovvio, seguiranno tempistiche relativamente lunghe. Dati i tempi stretti, comunque, nell'emendamento approvato dal governo si prevede che la procedura per il reclutamento di nuove figure sia conclusa entro il 31 dicembre 2017


Fonte: blastingnews.com